Benedetto XVI: non si crede da soli, ma grazie allo Spirito Santo e con i fratelli

benedetto-xvi-papa-16.jpgLa domanda di partenza è chiara molto comune. “Ha ancora senso la fede in un mondo in cui scienza e tecnica hanno aperto orizzonti fino a poco tempo fa impensabili?” Da qui parte il Papa nella sua catechesi del mercoledì. Piazza San Pietro era affollatissima e inondata di sole, sulla basilica ancora gli stendardi con i ritratti dei santi canonizzati domenica.

Parla del “deserto spirituale” che cresce intorno a noi il Papa: “A volte, si ha come la sensazione, da certi avvenimenti di cui abbiamo notizia tutti i giorni, che il mondo non vada verso la costruzione di una comunità più fraterna e più pacifica; le stesse idee di progresso e di benessere mostrano anche le loro ombre”.

Nonostante la grandezza delle scoperte della scienza e dei successi della tecnica, oggi l’uomo non sembra diventato veramente più libero, più umano; permangono tante forme di sfruttamento, di manipolazione, di violenza, di sopraffazione, di ingiustizia… Un certo tipo di cultura, poi, ha educato a muoversi solo nell’orizzonte delle cose, del fattibile, a credere solo in ciò che si vede e si tocca con le proprie mani.

D’altra parte, però, cresce anche il numero di quanti si sentono disorientati e, nella ricerca di andare oltre una visione solo orizzontale della realtà, sono disponibili a credere a tutto e al suo contrario. In questo contesto riemergono alcune domande fondamentali, che sono molto più concrete di quanto appaiano a prima vista: che senso ha vivere? C’è un futuro per l’uomo, per noi e per le nuove generazioni? In che direzione orientare le scelte della nostra libertà per un esito buono e felice della vita? Che cosa ci aspetta oltre la soglia della morte?

Questioni che rimbalzano nel cuore di molti e che dimostrano come “il sapere della scienza, pur importante per la vita dell’uomo, da solo non basta. Noi abbiamo bisogno non solo del pane materiale, abbiamo bisogno di amore, di significato e di speranza, di un fondamento sicuro, di un terreno solido che ci aiuti a vivere con un senso autentico anche nella crisi, nelle oscurità, nelle difficoltà e nei problemi quotidiani”.

Ed è questo che ci è dato dalla fede, dall’incontro con Gesù, persona vivente, dal un “atto con cui mi affido liberamente a un Dio che è Padre e mi ama; è adesione a un «Tu» che mi dona speranza e fiducia”. Adesione del cuore dunque, ma anche contenuti: “Dio ha rivelato che il suo amore verso l’uomo, verso ciascuno di noi, è senza misura. É il mistero della Croce, della Morte e Risurrezione di Cristo”. Ecco allora cosa è la fede “è credere a questo amore di Dio che non viene meno di fronte alla malvagità dell’uomo, di fronte al male e alla morte, ma è capace di trasformare ogni forma di schiavitù, donando la possibilità della salvezza”. Anche di fronte alle situazioni più drammatiche nella Chiesi si vede che esiste il bene e porta frutto.

C’è però chi non accoglie questo annuncio d’amore. Ma il cristiano è sostenuto dallo Spirito Santo, che “ci deve spingere sempre ad andare e predicare il Vangelo, alla coraggiosa testimonianza della fede; ma, oltre alla possibilità di una risposta positiva al dono della fede, vi è anche il rischio del rifiuto del Vangelo, della non accoglienza dell’incontro vitale con Cristo”. Ma il rifiuto non deve scoraggiarci. “La nostra fede, pur nei nostri limiti, mostra che esiste la terra buona, dove il seme della Parola di Dio produce frutti abbondanti di giustizia, di pace e di amore, di nuova umanità, di salvezza”.

Perchè allora apriamo il nostro cuore? “Noi possiamo credere in Dio perché Egli si avvicina a noi e ci tocca, perché lo Spirito Santo, dono del Risorto, ci rende capaci di accogliere il Dio vivente. La fede allora è anzitutto un dono soprannaturale, un dono di Dio”. Benedetto XVI lo spiega con le parole del Concilio, ricorda la base di tutto: il Battesimo, il sacramento che ci dona “lo Spirito Santo, facendoci diventare figli di Dio in Cristo, e segna l’ingresso nella comunità della fede, nella Chiesa: non si crede da sé, senza il prevenire della grazia dello Spirito; e non si crede da soli, ma insieme ai fratelli”.

Si parte da lì, e si entra “in una scommessa di vita che è come un esodo della nostra libertà: un uscire da se stessi, dalle proprie sicurezze, dai propri schemi mentali, per affidarsi all’azione di Dio che ci indica la sua strada per conseguire la vera libertà, la nostra identità umana, la gioia vera del cuore, la pace con tutti”. E il nostro tempo, conclude Benedetto XVI “richiede cristiani che siano stati afferrati da Cristo, che crescano nella fede grazie alla familiarità con la Sacra Scrittura e i Sacramenti. Persone che siano quasi un libro aperto che narra l’esperienza della vita nuova nello Spirito, la presenza di quel Dio che ci sorregge nel cammino e ci apre alla vita che non avrà mai fine”. [Fonte].

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Benedetto XVI: non si crede da soli, ma grazie allo Spirito Santo e con i fratelliultima modifica: 2012-10-25T12:25:04+00:00da kattolika177
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