Didachè – Prima Parte – Capitoli I-VI

didache.jpgLa Didaché è uno scritto antichissimo: è stata scritta verso il 50 dopo Cristo, quasi in contemporanea con i Vangeli di Matteo, Marco e Luca, certamente da qualcuno che aveva seguito le predicazioni di Gesù Cristo. E’ una sorta di compendio dei precetti insegnati da Cristo e contiene in sintesi tutti i principi trasmessi dall’Antico Testamento e dal Nuovo Testamento.

E’ l’esaltazione della semplicità: con un linguaggio estremamente lineare ed in pochissimi tratti passa dalla Genesi all’Apocalisse, cioè dall’inizio della vita caratterizzata dal dono di Dio che è la libertà al ritorno di Cristo che è misericordia e giustizia. Ci fa vedere quale era il vero spirito dei cristiani delle primissime comunità, dandoci la possibilità di assimilarci ad essi, semplicemente seguendo i suoi essenziali insegnamenti.

Si può ritenere un riassunto delle massime morali più importanti ad uso dei Catecumeni sin dal primo secolo dopo Cristo. Fu scritta probabilmente tra il 70 e il 90 d. C. in Oriente (in Siria, Palestina o Egitto), l’autore è sconosciuto, né si può attribuire agli Apostoli, ma è da tutti riconosciuto che riflette mirabilmente la predicazione di Gesù e degli Apostoli stessi. Essa fu scritta quando erano ancora viventi  persone che avevano ascoltato Gesù Cristo stesso.

Il Contenuto della Didachè si sviluppa in 16 capitoli, che secondo una distribuzione logica possono dividersi in tre parti:

1. Un catechismo morale (Cap. I-VI);

2. Una istruzione liturgica (Cap. VII-X);

3. Uno statuto disciplinare (Cap. X-XV);

La Didaché è un documento della massima importanza perché è il più antico della cultura Cristiana dopo i Libri del Nuovo Testamento.

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Prima Parte – Sezione Morale (Cap. I-VI)

  • CAPITOLO I

Le vie sono due:

Della vita l’una e della morte l’altra. Grande è la differenza tra l’una e l’altra via. Questa è la via della vita:

In primo luogo amerai Dio che ti ha fatto; in secondo luogo il prossimo tuo come te stesso; tutto quello poi che non vuoi sia fatto a te, tu stesso non farlo agli altri. Pertanto l’insegnamento pratico di queste parole è il seguente: benedite coloro che vi maledicono e pregate per i vostri nemici; digiunate per coloro che vi perseguitano. Quale merito infatti se amate coloro che vi amano? Non fanno questo anche i non credenti? Ma voi amate quelli che vi odiano, e non avrete alcun nemico.

Astenetevi dalle cupidigie della carne e della natura. Se qualcuno ti schiaffeggerà la guancia destra, porgigli anche l’altra e sarai perfetto. Se qualcuno ti assillerà per un miglio, cammina con lui per due. Se qualcuno ti toglierà il mantello, dagli anche la tunica. Se qualcuno ti prenderà il tuo non opporti, poiché non lo puoi. A chiunque ti chiede dà e non richiedere; il Padre vuole infatti che a tutti sia dato dei suoi doni. Beato colui che dà, secondo il precetto, poiché è irreprensibile; ma guai a colui che usurpa; poiché se qualcuno riceve avendone bisogno, è giustificato; ma colui che non ha bisogno, dovrà render conto perché e a qual fine ricevette;  gettato poi in prigione sarà giudicato e non ne uscirà finché non abbia restituito fino all’ultimo centesimo. Anche intorno a ciò fu detto: sudi nelle tue mani l’obolo, affinché tu non conosca a chi debba essere dato.

  • CAPITOLO II

Il secondo precetto dell’insegnamento è questo:

non uccidere, non fare adulterio, non corrompere gli innocenti, non fornicare, non rubare, non usare arti magiche, non ammaliare, non uccidere il figlio avanti il suo nascere né il neonato; non desiderare le cose altrui. Non fare giuramento, non deporre falsa testimonianza, non sparlare, non ricordare l’ingiuria. Non essere doppio né di pensieri né di parole; laccio di morte è infatti l’essere bilingue. Il tuo parlare non sia menzognero, non vuoto, ma aderente alle azioni. Non essere bramoso né rapace né ipocrita, né malvagio, né superbo; non usare mal volere verso il tuo prossimo. Non odiare alcun uomo, ma alcuni riprendi, d’altri abbi misericordia, per altri prega, altri ama più dell’anima tua.

  • CAPITOLO III

Figlio mio, fuggi da ogni male e da tutto quello che lo somiglia. Non essere iracondo, poiché l’ira porta all’omicidio. Non essere invidioso né litigioso né d’animo violento; giacché da tutto questo provengono gli omicidi.

Figlio mio, non essere sensuale, giacché la sensualità conduce alla fornicazione; non parlare turpemente né fissare troppo lo sguardo poiché da tutto ciò nascono gli adulteri.

Figlio mio, non trar presagi poiché ciò conduce all’idolatria; non fare incantesimi, non essere indovino né stregone; non fissarti mai a queste cose, dalle quali nasce l’idolatria.

Figlio mio, non essere menzognero; poiché la menzogna conduce al furto, né essere avido di denaro né vanaglorioso poiché da ciò provengono i furti.

Figlio mio, non essere maldicente poiché ciò conduce al discorso ingiurioso; né essere arrogante o malizioso; da tutto ciò nasce la calunnia. Sii mite poiché i miti erediteranno la terra. Sii paziente e misericordioso, soave e sereno e buono, sempre timoroso e ricordevole delle parole del Signore che hai ascoltate. Non innalzarti né gonfiar l’animo di audacia; non aderisca ai superbi il tuo animo, ma piuttosto tratta coi giusti e cogli umili. I casi che ti capiteranno, accettali per buoni, ben sapendo che niente accade senza Dio.

  • CAPITOLO IV

La legge della carità

Figlio mio, ricordati dì e notte di colui che ti insegna la parola di Dio e rispettalo come tuo Signore; poiché donde parla la maestà del Signore, ivi è presente il Signore. Figlio mio, ogni giorno cercherai il volto dei santi per attendere alle loro parole. Non suscitare scissioni, ma metti pace tra i nemici; giudica con giustizia, né sollevar l’occhio alla persona nel giudicare i delitti. Non angustiarti nel pensiero se qualche cosa accada o no. Non accada mai che tu stenda la mano per ricevere e la ritragga quando devi dare. Se possiedi alcunché frutto del tuo sudore, dà a remissione dei tuoi peccati.

Non essere dubbioso a dare, né corrucciato nel farlo e ricorda chi è il buon rimuneratore. Non scacciare l’indigente; avrai tutte le cose in comune col tuo fratello e non dirai che sono di tua proprietà; infatti se siete compartecipi nelle cose immortali, tanto più nelle cose che finiscono. Non ritirare la tua mano dal figlio o dalla figlia tua, ma fin dalla giovane età li educherai al timore di Dio. Al servitore o all’ancella che sperano nel medesimo Dio, non comandare con asprezza affinché non cessino di temere il Dio che è su gli uni e sugli altri non viene egli infatti per chiamare secondo qualità personali, ma per quelli che lo Spirito preparò. Voi pertanto, o servi, siate sottomessi ai vostri padroni come a rappresentanti di Dio, con modestia e rispetto. Avrai in odio ogni ipocrisia e tutto ciò che dispiace al Signore.

Non trascurare mai i comandamenti del Signore, ma custodirai quelli che avrai ricevuto, senza aggiungere o togliere nulla. Nell’assemblea confessa i tuoi peccati, né mai accostarti alla tua preghiera in cattiva coscienza. Questa è la via della vita.

  • CAPITOLO V

La via della morte

Anzitutto è malvagia e piena di maledizione; fatta di uccisioni, fornicazioni, libidini, adulteri, furti, culti idolatri, magie, sortilegi, rapine, false testimonianze, ipocrisia, doppiezza di cuore, inganno, alterigia, malizia, presunzioni, avidità, turpiloquio, invidia, temerarietà, vanagloria, ostentazione. Sono su questa strada i persecutori dei buoni, gli odiatori della verità, gli amanti della menzogna, i defraudatori della giusta mercede, quelli che non sono coerenti al bene né al buon giudizio, e sono vigilanti non per il bene ma per il male.

Così quelli dai quali è remota la dolcezza e la pazienza; quelli che amano cose vuote, che sono insecutori della vendetta, senza pietà per l’indigente, non sofferenti col sofferente, ignari del loro Fattore, uccisori dei figli, corrompitori dell’opera di Dio, che scacciano il bisognoso, che opprimono il povero, protettori dei ricchi, giudici iniqui dei poveri, peccatori in tutto. Guardatevi o figli da tutte queste cose.

  • CAPITOLO VI

L’insegnamento della vita

Bada che qualcuno non ti faccia divergere da questa che è la via dell’insegnamento, poiché ti ammaestrerebbe contro Dio. Infatti se puoi portare per intero il giogo del Signore, sarai perfetto; se non lo puoi fa quello che sei in grado di fare. In quanto al cibo, fa quanto puoi; ma guardati assolutamente dalle carni dei sacrifici agli idoli; è infatti culto dei morti.

—continua—

DIDACHE’ – Seconda Parte – Capitoli VII-X

DIDACHE’ – Terza Parte – Capitoli XI-XVI

Didachè – Prima Parte – Capitoli I-VIultima modifica: 2010-08-04T00:05:00+02:00da kattolika177
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