Il mistero della maternità, la gioia della nascita

Il mistero della maternità, il dolore delle partorienti che si tramuta in gioia in un originale concorso letterario lanciato dal Collegio delle ostetriche di Trento. Di Diego Andreatta

maria-bambino.jpgUn Natale, migliaia di nascite. Nessuna identica all’altra, eppure tutte segnate da qualcosa di simile. Quella del 25 dicembre di duemila anni fa — la più straordinariamente famosa e nello stesso normale (tecnicamente si direbbe un parto naturale a termine) — spinge a cogliere la potenza misteriosa dell’evento che rinnova ogni giorno la terra. A restituire il soggettivo racconto della nascita sono chiamate le donne, alle quali un Collegio provinciale di Ostetriche – quello di Trento – ha proposto quest’anno il primo concorso letterario dal titolo “Dare alla luce, accogliere al mondo”. «Il parto per ogni donna è un evento indimenticabile, al punto che spesso la partoriente ricorda per sempre una frase, magari banale ma per lei straordinaria, che noi ostetriche le abbiamo detto in quei momenti così particolari», osserva Caterina Masè, presidente del Collegio trentino, con la quale leggiamo a uno a uno i racconti arrivati in occasione del concorso». Cosa li accomuna? «Certamente lo stupore. Uno stupore assoluto. Pur avendo già sentito dentro di sé il proprio bambino, e prima ancora immaginato, spesso programmato, pur avendo già visto tante ecografìe, nel momento in cui puoi prenderlo tra le braccia sembra di aver realizzato qualcosa di impossibile: una compiutezza così appare incredibile. E davvero dirompente per noi donne questa percezione: tu sei stata uno strumento creativo».

La conferma nella “diretta” scritta da una mamma, telecronista di se stessa nei momenti concitati del parto: «Dopo pochi interminabili secondi ecco il pianto di un bimbo, il mio bambino! Strillava come un pazzo e sembrava dirmi: mamma, sono arrivato, ce l’abbiamo fatta! Ho guardato il mio compagno e ho visto lacrime di gioia che scendevano sul suo vivo. Poi finalmente ho potuto stringere il mio bambino. Non riuscivo a crederci, quella piccola creatura che avevo tra le braccia l’avevo creata io. C’è voluto molto tempo per capire cosa c’era in quel neonato del bimbo che avevo immaginato per nove mesi. Era perfetto!». Nei racconti del concorso letterario (dal quale sarà tratta anche una pièce teatrale) affiorano momenti di dolore o di preoccupazione, in parte poi rimossi. «Non si tratta di fare poesia – commenta Caterina Masè, ostetrica e mamma di tre figli – piuttosto, quel che salta fuori da questi racconti di vita è il riconoscimento gioioso dell’evento nascita. È un messaggio importante anche per noi che lavoriamo nei reparti: il contesto sanitario, giustamente attento alla sicurezza, ma talvolta troppo preso dal “fare”, dovrebbe riuscire a rispettare la sacralità di questo momento: l’evento della nascita è qualcosa che bisogna anche guardare accadere. Dovremmo esserne osservatrici, quasi custodi».

bimbino.jpegGli oltre cinquanta testi, anche in poesia, in cui le donne trentine hanno narrato l’arrivo dei loro bebé, sono bagnati da «lacrime di dolore e di felicità», una duplicità di sentimenti che segnerà peraltro tutta la vita. In fondo le stesse fasi della maternità — la scoperta, l’attesa, l’ascolto, il dubbio, la pazienza, la fatica, la gioia, la compagnia, il distacco, la riscoperta — raccolgono il ciclo dell’esistenza nelle parole di queste donne. «Giovanni continua a premere per venire alla luce, sempre di più, per quanto tempo ancora. Non ce la faccio più. Mi vuole squarciare in due, forse è la fine: squarciata da mio figlio. Invece è venuto fuori, tutto intero, testa, spalle e poi: blum, blum, blum. Tutto il resto è ruzzolato fuori». La fase espulsiva, l’attimo fuggente è l’istantanea più indelebile, a colori sparati, anche se il film della nascita comincia ben prima, con sequenze in bianconero. «Ti siedi in un sala d’aspetto, un po’ dubbiosa sulla tua vita — confida una mamma, con una ammissione ricorrente in altri diari — non mi sento all’altezza della situazione». Un timore ancestrale e attuale, anche perché oggi le donne, forse più di una volta, arrivano all’appuntamento senza la consapevolezza di possedere in sé la capacità di affrontare situazioni così intense.

«E qui hanno quasi la prima occasione per scoprirsi — osserva Masè —, per riprendersi alcuni aspetti della propria personalità che erano sconosciuti a se stesse: l’intensità delle sensazioni, che oggi è spesso bandita dalla nostra cultura in quanto appare non equilibrata. Ma che ti permette invece grandi slanci, forti riprese». Una mamma esplicita in modo lucido questa conquista. «Quell’esperienza di dolore che al momento ci fa maledire Eva e noi stesse per aver rinunciato al cesareo programmato, non è una punizione, è un’occasione da cogliere. Quel dolore fa crescere, dopo tale esperienza cos’altro può spaventare una donna? Quale forza interiore si acquista, quale ricchezza, quale saggezza? Con che occhi dopo si guarda alla vita e alle sue difficoltà? Partorire permette di sondare i propri limiti, ma anche di superarli, di scoprire risorse e capacità prima ignote. L’apertura del corpo che partorisce è il primo passo per l’apertura del cuore verso la vita che nasce, verso l’uomo che verrà». Al termine della lettura di tante nascite, non va ignorato quello che non è stato scritto, non si vuole o non si riesce a scrivere. Perché consegnare ad altri quello che si sente in modo intensissimamente proprio e che invece, una volta espresso, potrebbe essere sottovalutato, se non frainteso? Ciò accade non solo quando si è verificato qualche problema o quando le aspettative della madre hanno avuto un esito inaspettato. «L’evento della nascita ha sempre in sé un’incognita, dovremmo come donne intraprendere quest’avventura sapendo che non potremo controllarla totalmente. Questo lo sperimentiamo proprio nel travaglio, una fase che i comportamenti della donna possono favorire, ma che non si controlla mai completamente. E importante invece lasciarsi andare, lasciarla accadere questa nascita, assecondandola», conclude Caterina Masè. «Il contesto della nascita rimanda a un senso della vita più alto. La donna si rende conto che per quanto faccia umanamente, questo non basta. È bene che affiorino le domande, altrettanto importante che si lasci il tempo per dare loro spazio in un contesto di umanità, di dialogo paziente. E la sacralità che circonda ogni parto, dovrebbe essere sempre favorita, difesa, protetta».

Il mistero della maternità, la gioia della nascitaultima modifica: 2011-04-13T00:05:00+02:00da kattolika177
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