Suoceri? Alla giusta distanza!

Nei corsi di preparazione al matrimonio sempre più spesso si tocca il tema delle relazioni tra genitori e futuri sposini. Perché se la relazione non funziona, in agguato c’è la crisi… Ecco come evitarla.

di Antonella Galli

Anche se a volte si tende a minimizzarla o a renderla argomento per barzellette, la relazione con i suoceri ha un peso notevole all’interno della vita familiare. Nella stragrande maggioranza dei casi i genitori svolgono un ruolo fondamentale, sia in termini di esempio, esperienza e saggezza a cui riferirsi, sia in termini concreti di disponibilità, aiuti materiali, gestione dei nipotini. Ma, se questa è la normalità, accade che la presenza dei suoceri nella vita della nuova famiglia provochi talvolta tensioni difficili da gestire. «Il 30 per cento delle coppie che si separa adduce, fra le motivazioni all’origine di questa decisione, l’ingerenza dei genitori nella propria relazione. Se i figli soffrono per questa intromissione, però, i genitori “colpevoli” non sempre se ne rendono conto; piuttosto, finiscono per sentirsi esclusi dalla vita dei figli senza comprenderne il motivo. Così, in famiglia si crea una dimensione di fragilità e di sofferenza sempre più allargata, che spesso non traspare, eppure è ben presente. E rischia di compromettere anche i legami più intimi».

A tracciare con chiarezza il quadro della relazione tra sposi e suoceri è don Giuseppe Faccin direttore dell’ufficio per la Pastorale della famiglia dell’arcidiocesi di Udine. Don Faccin conosce bene l’argomento: da diversi anni durante i percorsi di preparazione al matrimonio dedica spazio anche ai genitori degli sposi, organizzando incontri volti ai (futuri) suoceri. La scorsa primavera, forte di questa esperienza e delle richieste arrivate dai diretti interessati, ha voluto andare oltre e, in collaborazione con la Provincia di Udine, ha avviato un corso educativo per i suoceri, dal titolo “Famiglie in dialogo — Come essere genitori efficaci con i figli che vivono l’esperienza della coppia”. L’iniziativa, sviluppatasi in 3 incontri, ha riscosso grande successo, tanto che l’idea è quella di riproporla, nei prossimi mesi, anche in altri Comuni. Con uno scopo ben preciso: dialogare insieme su problemi e difficoltà, per far sì che ciascuno ritrovi il giusto ruolo all’interno dell’universo familiare.

Ma che cosa rende talvolta difficile trovare questo equilibrio? Che cosa può scatenare screzi e discussioni fra genitori e figli e, soprattutto, fra nuore e generi da una parte e suoceri dall’altra? Che cosa rischia di scardinare legami così fondamentali e importanti, che però qualche volta finiscono per frantumarsi nella quotidianità della vita domestica? Gli elementi da considerare sono tanti, a cominciare, come sottolinea la psicoterapeuta Lucia Paturzo, che ha tenuto gli incontri insieme alle colleghe Marina Driussi e Gabriella Salanitro, dalla paura di ritrovarsi in un “nido vuoto” e di non riconoscersi più. «Ci siamo rese conto che esiste un bisogno di accompagnamento molto forte per una fase delicata della vita di una famiglia com’è, appunto, quella del “nido vuoto”, ovvero il momento in cui i figli si allontanano per crearsi una nuova casa. Spesso, per i genitori, ciò coincide con grossi cambiamenti personali (il pensionamento, per esempio, o la menopausa…) che costringono a confrontarsi con una realtà tutta da costruire», spiega Lucia Paturzo.

 

Trovare un equilibrio, scoprire nuovi interessi per affrontare con serenità la cosiddetta “mezza età“, però, non è sempre facile. Ed è proprio quando non ci si riesce che si corre il rischio di diventare più invadenti. «Se la coppia di genitori gode di buona salute, ha una vita ricca, vivace, piena di interessi o di sogni ripescati dai cassetti, allora anche la relazione con la giovane famiglia che si sta formando riesce a essere positiva e serena», continua Lucia Paturzo. «Le difficoltà nascono invece quando si fatica a lasciar andare i figli, perché ci si rende conto che sono proprio loro il “collante” della propria coppia. C’è un dato significativo su cui riflettere: nel nostro Paese le separazioni fra persone anziane sono in aumento, rappresentano circa l’8 per cento del totale e avvengono in particolar modo proprio nel momento in cui i figli escono di casa».

Non riuscendo a ritrovare l’antica armonia di coppia, talvolta si fatica ad abbandonare il ruolo che si è rivestito per così tanto tempo, quello di madri e padri. Non sapendo più essere coniugi, ci si ostina a voler essere innanzitutto genitori, anche quando i figli hanno ormai creato una nuova famiglia. Una famiglia che per crescere e fortificarsi ha bisogno di avere intorno a sé serenità e comprensione, non ingerenze e malumori. «Un altro dei motivi che generano tensioni è la fatica con cui a volte ci si avvicina al genero o alla nuora. Li si vede come “inadeguati” al proprio figlio/figlia. Ci si convince che non corrispondano a ciò che si era sognato per loro», spiega ancora Lucia Paturzo.

«Le mamme, in particolare, spesso fanno fatica ad accogliere le nuore; quasi inevitabilmente si crea una competizione e si finisce per vedere nell’altra una rivale e non un’amica, come invece dovrebbe essere». L’arrivo dei nipotini, che sempre riempie di gioia e arricchisce le relazioni familiari, talvolta non fa che aumentare le tensioni già esistenti. È sui bambini, infatti, che si possono riversare attenzioni e sentimenti che sembrano non trovare accoglienza altrove. La tentazione, ancora una volta, è quella di volersi sostituire ai neo-genitori, addirittura intromettendosi nelle loro scelte educative e compromettendo così il loro ruolo, poiché invece di aiutarli a prendere fiducia nella loro capacità genitoriali, si finisce per renderli ancor più dubbiosi e di fronte a un’avventura così grande com’è quella dell’educazione.

Attenzione, però: quando i rapporti non funzionano, la colpa non è sempre e soltanto dei suoceri. Spesso sono anche i figli a non sapersi conquistare la giusta autonomia, a non riuscire a tracciare i necessari confini fra la famiglia d’origine e quella che hanno appena creato. A volte per comodità, altre per poco coraggio, finiscono per lasciarsi coinvolgere in maniera esagerata nelle dinamiche di relazione con i genitori e sacrificando energie, spazio, tempo che invece dovrebbero investire nella loro vita di coppia. Come uscire da questo vicolo cieco? Bandendo i sensi di colpa e affrontando serenamente la “normalità della difficoltà” che inevitabilmente accompagna la costruzione di ciò che è nuovo.

«Le giovani coppie non devono ancorarsi al confronto fra passato e presente, fra la loro famiglia d’origine e quella che stanno creando insieme, giorno per giorno. Devono fare affidamento sul modello e sull’esperienza che hanno imparato dai loro genitori, ma anche sulla capacità di valorizzare le loro peculiarità, poiché queste rappresentano una ricchezza fondamentale», riprende don Faccin. «I genitori, per parte loro, devono imparare a riconoscere i sintomi di un disagio nella relazione con i neo sposi. A volte anche un gesto in buona fede rischia di diventare pericoloso, perché può essere interpretato come un’invasione dei propri spazi personali. E allora, per evitare di compiere inutili errori, forse qualche volta bisognerebbe “dubitare” un po’ di sé, per diventare consapevoli del fatto che non sempre ciò che a noi appare giusto sia poi in realtà la soluzione migliore anche per gli altri».

«I genitori spesso fanno fatica a veder crescere i figli, tendono a considerarli sempre un po’ come i loro bambini…», conclude Lucia Paturzo. «Invece, bisogna saper riconoscere loro il ruolo di adulti, la capacità di cavarsela da soli. Di fronte a una nuova famiglia che si sta formando, serve complicità, ma anche discrezione e giusta distanza. Porre e rispettare i confini non vuol dire diventare estranei a questo piccolo nucleo familiare, ma piuttosto dargli apporti preziosi quali l’affetto, la saggezza, l’esperienza. Lasciando spazio, però, anche alle attitudini e alle peculiarità di coloro che l’hanno generata. Bisogna saper consigliare, senza però essere invadenti, sapendo rispettare gli spazi che non ci appartengono. E ricordando che non sempre i figli vogliono essere aiutati dai genitori. A volte vogliono solo essere accolti e ascoltati».

Suoceri? Alla giusta distanza!ultima modifica: 2011-04-20T00:05:00+02:00da kattolika177
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