Gesù di Nazareth, tra fede e storia

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Fede e storia stanno tra loro in un particolare rapporto reciproco. Nel corso della storia si sono presentati di continuo movimenti religiosi che hanno influenzato e modificato il cammino della storia. Con le convinzioni della loro fede, personaggi eminenti hanno trascinato con sé uomini e popoli, facendosi seguire sulla propria via. Dalla storia si leva una fede e questa fede agisce a sua volta sulla storia. Gli effetti derivanti da queste convinzioni di fede non riguardano soltanto la sfera personale, quel che l’uomo singolo fa e non fa, ma si estendono anche alla situazione culturale, sociale e politica. Anche i capi politici sono influenzati da visioni del mondo e ideologie.

Dominatori e capi di eserciti, propagatori e annunciatori di programmi di riforma del mondo, tutti sono dominati da idee che traggono origine da un determinato modo di pensare. Nessuna, però, di queste idee potenti ed efficaci va tanto a fondo quanto un messaggio religioso che prenda gli uomini nel loro intimo più profondo, spingendoli a una nuova maniera di vedere il mondo e di dar forma alla loro esistenza. La filosofia e la religione sono le sorgenti della riflessione e della ricerca degli uomini, le molle nascoste degli accadimenti esterni del mondo.

Da un messaggio religioso è venuto anche il cristianesimo, che da quasi duemila anni anima la vita spirituale, culturale e sociale di una gran parte dell’umanità. Proprio nel cristianesimo si manifesta l’interdipendenza di fede e storia, non solo esteriormente, ma fin dalla sua origine e nell’intimo della sua struttura. Per il cristianesimo il problema del nesso di fede e storia si pone, per così dire, nella sua stessa culla. Gesù Cristo, infatti, è una figura storica che ha conseguito la sua efficacia universale solo mediante la fede nella sua permanenza presso Dio e nella risurrezione del Crocefisso. Proprio al rapporto tra il Gesù di Nazaret storico e il Cristo della fede, che da più di duecento anni, dall’Illuminismo, domina nella ricerca scientifica e nella discussione nell’ambito della fede, è dedicato anche il presente lavoro; qui però si adotta un’impostazione nuova, che muove dall’inconoscibilità e inindaga-bilità del Gesù «storico» e si rivolge alla visuale degli evangelisti, che hanno avanzato ciascuno una particolare immagine di Gesù Cristo.

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I) Gesù di Nazaret – Gesù Cristo

È sempre stimolante chiedersi chi era quel Gesù di Nazaret che compare come figura storica all’inizio della nostra era. Agì in pubblico solo per due o tre anni, percorse la piccola regione della Galilea, proclamò il suo annuncio, il «vangelo», guarì malati e compì opere stupefacenti. Attrasse e tenne in suo potere grandi folle e raccolse intorno a sé dei discepoli; suscitò anche avversione in persone che erano alla testa del suo popolo e che infine lo menarono alla morte.

Non si potrà mai tener abbastanza presente quanto sia stato limitato il tempo in cui egli agì. Visse circa trent’anni in silenzio, in seno alla famiglia di un artigiano, nell’irrilevante città di Nazaret, venne poi al Giordano e si fece battezzare da Giovanni Battista. Non rimase però nel movimento penitenziale avviato dal predicatore del deserto, ma si fece avanti con un annuncio di salvezza: «È compiuto il tempo e il regno di Dio è vicino. Convertitevi e credete nel vangelo!» (Mc 1,15). La sua predicazione fu come una scintilla che appicca il fuoco ed ebbe un’efficacia potente, soprattutto dopo la sua morte, allorché i suoi discepoli annunciarono il Crocefisso come colui che da Dio era stato risuscitato e destinato a essere il salvatore.

Non rimase in grembo alla morte, ma divenne un vivente che per gli uomini continuava a vivere presso Dio. Da quel momento ricevette il nome onorifico di «Gesù Cristo»; questo nome duplice fu in origine una professione di fede: Gesù di Nazaret è l’«unto», il cristo, il messia. Di questo Cristo un’antica formula di fede confessa: «Cristo è morto per i nostri peccati, secondo la Scrittura, ed è apparso a Cefa, poi ai Dodici» (1 Cor. 15,3-5). È questo il «vangelo», l’annuncio di salvezza di cui Paolo s’impadronisce (1 Cor. 15,1) e proclama agli uomini per la loro salvezza. È tutta qui l’intera storia di Gesù di Nazaret, la «storia di un vivente». Solo questa prosecuzione della comparsa terrena di Gesù, con la sua croce e la sua risurrezione, ha suscitato quel movimento della storia universale che chiamiamo «cristianesimo» e che ancor oggi attira milioni di uomini a una fede che segna di sé la loro vita, inducendoli ad azioni che fanno diversa la faccia della terra.

Gesù Cristo è l’origine e, a un tempo, il centro della fede cristiana. Quando se ne parla come di uno dei «fondatori di religioni» si usa una definizione del suo significato molto estrinseca e affatto inadeguata. Lo si vede in un’unica serie insieme con altri «fondatori di religioni» come Mose, Maometto, Zaratustra, Budda; ma non si coglie l’influsso vivo che viene da lui e che ne fa ancora una figura inconfondibile. Per questo sono determinanti le due cose: il suo comportamento terreno, le sue parole e le sue azioni da un lato, e dall’altro il suo destino, la spaventosa morte in croce che, nella fede dei suoi seguaci, porta alla risurrezione.

Solo le due cose insieme danno un’immagine adeguata di «Gesù Cristo», poiché il Gesù terreno non va inteso senza il Cristo risuscitato, e per la chiesa primitiva il Crocefisso e Risuscitato non è altri che il Gesù di Nazaret che ha agito sulla terra. In quest’unione di fenomeno storico e di presente sovrastorico, colto con la fede e operante in ogni tempo, c’è del resto una tensione: come possono i dati storici, irrimediabilmente concreti, essere uniti e fatti coincidere con la fede, la cui comprensione riposa su un altro piano?

Per la fede questo è evidente: «Gesù Cristo, il medesimo ieri, oggi e nell’eternità» (Eb 13,8). Ma Gesù Cristo è lo stesso Gesù di Nazaret che compare nei vangeli? Il Cristo predicato è lo stesso che secondo i vangeli predica? Tra il Gesù che ci viene incontro nei vangeli e il Crocefisso-Risuscitato non c’è un «ampio, orribile fossato», come si afferma a partire dall’Illuminismo? È singolare che Paolo, il quale non ha conosciuto Gesù secondo la carne, costruisca tutta la sua predicazione sul fatto della croce e della risurrezione di Gesù Cristo e che possa quindi cavarsela quasi senza alcuna considerazione del Gesù storico. Questa predicazione non attinge in tal modo al «kerygma» tutto quel che possiamo e vogliamo sapere di Gesù?

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Per secoli questo non è stato un problema per la fede cristiana. Quel che Gesù ha predicato sono parole del figlio di Dio fatto uomo; vanno accolte e attuate nel loro senso evidente come rivelazione divina. Ma il loro senso è sempre così evidente, e si tratta proprio delle parole reali del Gesù storico? Non nasce in tal modo un’altra immagine del Gesù che, molto più semplicemente, è vissuto e ha operato come uomo tra gli uomini del suo tempo? L’«autorità» di Gesù nella parola, nell’interpretazione della legge, nella remissione dei peccati, nella guarigione dei malati è l’autorità di colui che è stato innalzato accanto a Dio (Mt. 28,18). Il suo camminare sulle acque (Mc 6,45-52) e la sua trasfigurazione sul monte (Mc 9,2-10) vengono raccontati come storie di epifanie, dietro le quali c’è la fede nella risurrezione. Per questo ai testimoni della trasfigurazione viene imposto di non rivelare a nessuno il fatto, fino a che il figlio dell’uomo non sia risuscitato dai morti. La via verso la passione e la morte è immersa nella luce della risurrezione.

Non si dovrà togliere la coloritura sovrapposta dalla fede, per riuscire a vedere il Gesù storico reale? In fondo, tutto il vangelo di Marco è un libro di «epifanie segrete» (Martin Dibelius) in cui il figlio di Dio si manifesta allo sguardo della fede e solo a questo. Tutto quel che viene raccontato e tramandato è così strettamente intrecciato con la risposta di fede della comunità, che non se ne può separare quanto è accaduto a quel tempo. Senza un atteggiamento credente e aperto, in cui l’uomo sa a lui rivolte le parole di Gesù, capisce le sue azioni come azioni che lo riguardano, comprende il suo cammino nella passione e nella morte come cosa che lo concerne e lo esige, tutto ciò che i vangeli riferiscono di Gesù rimane un che di estraneo, lontano e incomprensibile. Senza la fede ci troviamo di fronte a un muro, urtiamo in enigmi e oscurità, come accade, secondo l’esposizione di Marco, ai discepoli, i quali non possono capire e vengono rimproverati da Gesù per la loro cecità e sordità e perché hanno un cuore indurito.

Chi si avvicina alla figura di Gesù con il distacco freddo dello storico non può rispondere alla questione che riguarda il mistero della persona di Gesù, la forza che irradia da lui, il vivo potere delle sue parole e azioni, la potenza coinvolgente del suo patire e morire. Ciononostante, non si può considerare fuorviarne o sbagliato il tentativo di conoscere Gesù di Nazaret nella sua apparizione storica, di impossessarsi delle sue parole e azioni reali. Se vi fosse solo l’annuncio del Crocefisso e Risuscitato, sorgerebbe il pericolo di un’idealizzazione della sua persona, di una mitizzazione, di una speculazione teorica. La confessione di fede rischia in questo caso di perdere il terreno reale sotto i piedi. La chiesa primitiva ne era ben consapevole. Essa, infatti, per ordine del Risorto, voleva diffondere proprio quel che Gesù aveva annunciato e insegnato, onde conquistare alla fede in Gesù Cristo il mondo delle nazioni.

Dacché si è percepito il fossato che separa il Gesù predicato dal Cristo che predica, sono iniziati gli sforzi per liberare Gesù di Nazaret da ogni sovrapposizione dogmatica e portarlo allo scoperto nella sua figura storica. Sulla base delle fonti, a dispetto della loro insufficienza, si voleva arrivare a cogliere il Gesù reale «della storia», delimitandolo rispetto al Cristo della fede. L’esegesi scientifica storico-critica può certamente fornire un effettivo contributo alla conoscenza della persona di Gesù Cristo, chiarendo le circostanze storiche della sua comparsa e del suo operato, mettendone in luce la predicazione nei suoi tratti essenziali e facendo vedere l’esigenza di Gesù che vi sta dietro.

Ciò non costituisce soltanto un’immagine di Gesù pensata criticamente, ma apre anche la porta alla questione del Cristo della fede; niente di più, certamente. Varcare questa porta è possibile, tuttavia, soltanto a chi, con la chiesa primitiva, crede nella risurrezione di Gesù crocefisso. L’approfondimento dell’indagine su Gesù è per la fede inevitabile, costituisce una premessa della domanda che muove propriamente il credente: chi è Gesù Cristo per me, per la comunità dei credenti, per tutti gli uomini? Gli evangelisti si volgono indietro al Gesù storico da questo punto d’osservazione e vogliono farne risplendere, nella sua azione e nel suo destino, il significato permanente.

Essi non hanno un interesse isolato per il Gesù storico; il loro sguardo è sempre già rivolto al Cristo glorificato, a colui che rimane signore della sua comunità. Egli è per loro Gesù Cristo, il messia promesso e figlio di Dio, e ciò si rivela in tutte le storie di Gesù. C’è da dire di più: il reale Gesù storico si sottrae ai nostri sguardi e non ci diventa più percepibile per opera della ricerca critica storiografica. Quel che vien fuori nella ricerca impostata con grande strumentazione metodologica è una costruzione conforme a modi di procedere che sono comunemente adoperati nella scienza storica, ma che restano del tutto inadeguati nel caso di una figura così inusuale come Gesù di Nazaret, figura che può essere colta soltanto nella fede.

Gesù, infatti, non è una personalità come Cesare, Napoleone o altri grandi della storia universale, che rientrano nel corso degli eventi mondiali; egli spezza e sovrasta la storia. Neppure è un genio, come Platone, Aristotele e altri filosofi, bensì uno che parla da un altro orizzonte, che intende rispondere alla domanda, che tocca tutti gli uomini, del senso dell’esistenza umana e dei compiti del vivere umano, a partire da una visione più profonda del radicarsi dell’essere umano in Dio, dalla verità che si fonda in Dio (Gv 18,37).

Gesù di Nazareth, tra fede e storiaultima modifica: 2011-08-07T20:56:00+02:00da kattolika177
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