La presenza di Maria nella nostra vita – Card. Carlo Maria Martini

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Omelia nel venerdì della XVII settimana «per annum» e memoria di san Giovanni M. Vianney – 4 agosto ’95

Ho avuto la fortuna di visitare più volte la parrocchia di Ars e ricordo l’emozione che ho provato nel vedere la piccola cucina dove il santo cuoceva le patate, nel vedere la camera da letto dove il diavolo lo tormentava, nel vedere la chiesa e il suo confessionale. Quella del Curato d’Ars è diventata una grande leggenda dell’Occidente; nella sua figura contempliamo la piccolezza e l’umiltà di Gesù, cogliamo una presenza misteriosa e una forza straordinaria dello Spirito.

«Ti ho posto come sentinella»

«In quei giorni, mi fu rivolta questa parola del Signore: “Figlio dell’uomo, ti ho posto per sentinella alla casa di Israele. Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia. Se io dico al malvagio: Tu morirai! e tu non lo avverti e non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta perversa e viva, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te. Ma se tu ammonisci il malvagio ed egli non si allontana dalla sua malvagità e dalla sua perversa condotta, egli morirà per il suo peccato, ma tu ti sarai salvato. Così, se il giusto si allontana dalla sua giustizia e commette l’iniquità, io porrò un inciampo davanti a lui ed egli morirà; poiché tu non l’avrai avvertito, morirà per il suo peccato e le opere giuste da lui compiute non saranno più ricordate; ma della morte di lui domanderò conto a te. Se tu invece avrai avvertito il giusto di non peccare ed egli non peccherà, egli vivrà, perché è stato avvertito e tu ti sarai salvato”» (Ez 3,16-21).

La prima lettura della liturgia odierna ci invita a meditare sulla sentinella; una sentinella è come un profeta che interpreta il movimento di un’epoca, che sa leggere l’avvenire a partire dal presente. Ringraziando Dio, ho avuto modo di conoscere nella mia vita persone capaci di sguardo profetico: penso, fra altre, a don Giuseppe Dossetti, una grande sentinella del nostro tempo, un uomo che sa pronunciare parole profetiche.

E il profeta è sempre un dono, perché ci permette di comprendere le vie di Dio nel mondo. Come applicare al Curato d’Ars, che non si occupava dei movimenti di pensiero nati nella sua epoca, il testo di Ezechiele? Egli era indubbiamente una sentinella e quindi serve ancora oggi quale antenna che ci fa captare le realtà del mondo e quelle di Dio. Aveva infatti un forte senso di Cristo, della croce, del peccato, del disegno salvifico di Dio e perciò c’era in lui uno spirito profetico che si esprimeva, non in visioni ermeneutiche e culturali, ma in parole che trafiggevano i cuori. Ecco la grazia che gli è stata data e che è data a tanti uomini e a tante donne semplici, umili e però in grado di dire una parola vera e giusta.

E anche se non possiamo pretendere di essere così, ciascuno di noi ha il dono di essere vicino a Gesù, di essere con lui, di avere il senso della croce, del peccato, della misericordia di Dio e dunque di poter aiutare il prossimo che si trova in difficili situazioni esistenziali, che è alla ricerca della fede.

Maria nella nostra vita

«In quel tempo, Gesù venuto nella sua patria insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: “Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi miracoli? Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte fra noi? Da dove gli vengono dunque tutte queste cose?”. E si scandalizzavano per causa sua. Ma Gesù disse loro: “Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua”. E non fece molti miracoli a causa della loro incredulità» (Mt 13,54-58).

Sarebbe più facile commentare questo testo del vangelo di Matteo nella sequenza di Luca, dove la mancanza di fede della gente di Nazaret costituisce l’introduzione al ministero di Gesù (cfr. Lc 4), facendoci cogliere come nel suo ministero c’è la proclamazione della salvezza di Dio e insieme la croce, il rifiuto. In questo racconto, infatti, Luca sintetizza l’esistenza e il destino di Cristo mettendo al centro il rifiuto della tenerezza di Dio e la croce quale mezzo attraverso cui tale tenerezza si effonde sul mondo intero.

Nel brano matteano sono stato invece colpito da una parola, detta di passaggio, per inciso: «Sua madre non si chiama Maria?» (v. 55). È l’ultima menzione di Maria nel vangelo di Matteo; l’aveva nominata all’inizio, a proposito della nascita di Gesù, poi nella circostanza della fuga in Egitto e, ancora, nella narrazione della visita dei Magi che trovarono il Bambino nelle braccia di sua Madre. In seguito Maria viene ricordata nel capitolo 12, quando Gesù dice: «Chi è mia madre, e chi sono i miei fratelli?… chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre».

Tuttavia Maria è sempre presente e lo è pure nella Chiesa, in modo umile e semplice; forse se cerchiamo di parlare con lei, diciamo cose troppo vaghe, retoriche, ma lei c’è, soprattutto nei momenti difficili e di sofferenza di Gesù, come quello descritto da Matteo.

«Gesù venuto nella sua patria insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: “Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi miracoli? Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte fra noi? Da dove gli vengono dunque tutte queste cose?”. E si scandalizzavano per causa sua. Ma Gesù disse loro: “Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua”. E non fece molti miracoli a causa della loro incredulità».

Proviamo a immaginare come il rifiuto che Gesù riceve si ripercuote nel cuore di Maria. D’altra parte, Matteo la nomina tutte le volte che c’è un turbamento, un dolore, un momento delicato: quando Giuseppe vorrebbe ripudiarla, nella fuga in Egitto, quando i familiari e i parenti ricercano Gesù, appunto nel capitolo 12. Ella è lì, con discrezione, ma con verità. Non per niente l’evangelista Giovanni ci presenta Maria ai piedi della croce, cioè nel giorno cruciale della vita del Figlio, nel giorno della più atroce sofferenza.

Soprattutto nei momenti di dolore, di difficoltà possiamo sentire la vicinanza della Madonna. Per questo la devozione mariana ha presa nel cuore della gente e non si può parlare di lei a livello teorico. Ciò che conta è sapere che la Madre di Gesù è con noi in tutti i giorni della nostra vita, in particolare in quelli più oscuri, più faticosi e non abbiamo nemmeno bisogno di invocarla, dal momento che lei è già lì. E presente in questa Eucaristia, cioè nel gesto in cui Gesù ha riassunto la sua vita, e vogliamo pregarla:

Vergine Maria, anche se non parliamo molto di te, tu sei con noi, ci doni Gesù, ce lo offri così come lo hai offerto all’adorazione dei Magi. Aiutaci a penetrare con il cuore il mistero della croce e della gloria del tuo Figlio“.

Leggi:

Tutto su Maria di Nazareth – Dossier sulla Madonna

Lettera al card. Martini – Ho perduto la fede

La presenza di Maria nella nostra vita – Card. Carlo Maria Martiniultima modifica: 2011-09-06T00:00:00+02:00da kattolika177
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