Abuso di potere nella coppia

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«Sono emerso da questa relazione completamente svuotato, incapace di prendere una decisione, di fare una scelta, se non alla fine, con dolore, quella di separarci. Ho dovuto farlo perché avevo la pressione troppo alta e rischiavo continuamente l’infarto. È stato il mio psicoterapeuta ad aiutarmi. Io e Stefania avevamo iniziato una terapia di coppia, poi però lei ha lasciato: non voleva mettersi in gioco. Durante i sette anni di matrimonio ho avuto la sensazione di perdermi poco a poco.

A lei piaceva decidere, organizzare e poi disfare tutto e litigare. Ad esempio, organizzavamo un viaggio insieme, ma la sera prima di partire mandava tutto all’aria con un pretesto qualsiasi. Con richieste gentili e promesse mi induceva a fare una determinata cosa per poi criticarmi e dire che avevo sbagliato tutto. C’erano momenti in cui, come se fosse mia madre, mi coccolava, prendeva decisioni al posto mio, poi d’improvviso mi rinfacciava di non assumermi le mie responsabilità, di agire come un ragazzino. Poteva sorridere, dire frasi affettuose, ma al tempo stesso mostrare irritazione, andarsene, sbattere la porta. Alla fine ho capito che non mi amava per quello che sono, ma per quello che lei fantasticava su di me».

Alessio descrive Stefania come una manipolatrice che utilizza come arma privilegiata la comunicazione paradossale: un tipo di interazione che, giorno dopo giorno, logora chi ne fa le spese. L’intenzione di destabilizzare l’altro non è esplicita, vengono però comunicati due contenuti incompatibili tra loro. Lo hanno spiegato molto bene gli psicologi della scuola di Palo Alto nel volume La pragmatica della comunicazione umana. Consapevolmente o inconsapevolmente si provocano nell’altro dei sentimenti contraddittori che lo confondono. Il manipolatore si dice disponibile, lascia però trapelare insofferenza e disaccordo. Il partner viene così a trovarsi troppo spesso in una condizione di equilibrio instabile. Non sa più di quale percezione fidarsi: deve credere alle parole o a ciò che vede? Ha capito veramente quello che sta succedendo o è vittima della propria immaginazione? È lui stupido o è l’altro troppo furbo?

Al di là del caso di Alessio e Stefania, come si struttura tra due persone questo tipo di rapporto? Perché il tiranneggiato non riesce a sottrarsi ad una condizione che lo fa star male? Come mai il “tiranno” riesce ad esercitare un potere crescente? Gli studi in quest’ambito hanno indicato alcune condizioni ricorrenti e concomitanti.

Una prima condizione è uno squilibrio dei bisogni tra i membri della coppia, che per semplicità indichiamo con A e B. A valuta l’amore di B più di quanto B valuti l’amore di A e A è pronto a un compromesso pur di far felice B.

La seconda è l’abitudine a interazioni sociali in cui il compromesso da parte dell’uno viene ricambiato con concessioni da parte dell’altro. Se, ad esempio, A è stato allevato ad una vita sociale in cui bisogna comportarsi in modo più deferente nei confronti dei superiori, B agisce da superiore nei confronti di A in ambiti significativi del loro rapporto, ad esempio: A è orgoglioso di una sua capacità (intelligenza, produttività, stipendio, ecc.), B gli comunica di possedere quella capacità in misura decisamente superiore; ogni volta che se ne offre l’occasione, B minimizza il ruolo di A ed enfatizza il proprio.

Una terza importante condizione è la gradualità. Se fin dall’inizio della relazione B disconfermasse A, A se ne accorgerebbe più facilmente. Un graduale cambiamento nella relazione è invece più difficile da rilevare. Il nostro cervello nota immediatamente le novità, non però se esse sono al di sotto di una certa soglia. B inizia con piccoli interventi, qua e là, per testare la tolleranza di A. Dal canto suo A può anche notare questi primi interventi “strani”, ma considerarli insignificanti. Ed effettivamente se rimangono sporadici non hanno una grande importanza. Ad incidere è l’accumulo più che il singolo fatto in sé. C’è una progressiva assunzione di ruoli che man mano prende forma: A obietta, B si scusa e si comporta in modo gentile, dopo un po’ però ci riprova. E se A si difende, fa notare o minaccia, B sa come far sentire in colpa.

divorzio,matrimonio,coppia,problemiLa continua denigrazione proveniente da una persona a cui si è voluto bene, o a cui si vuole ancora bene, ma che si finisce per temere, può modificare man mano l’immagine che si ha di sé stessi, al punto da non essere più in grado di difendersi. Gli psicologi sociali insegnano che noi tendiamo a vederci (almeno in parte, se non del tutto) come ci vedono gli altri. E infatti, dire ad una persona che il suo lavoro non serve a nulla è in molti casi un modo efficace per ridurre il suo rendimento.

Se all’interno di una coppia si viene a creare il forte squilibrio che abbiamo appena descritto, il “tiranno” può, nel tempo, ridurre la capacità di funzionamento del partner come individuo autonomo, renderlo cioè insicuro e dipendente, intrappolarlo in un orizzonte così ristretto da non consentirgli di individuare il modo per sottrarsi ai suoi imbrogli.

Anna Oliverio Ferraris – Ordinario di Psicologia dello sviluppo alla “SAPIENZA” DI ROMA

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Abuso di potere nella coppiaultima modifica: 2011-09-12T00:04:00+02:00da kattolika177
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