L’uomo nel creato: da custode a predatore

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“Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra».  Poi  il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente. Dio  prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse.” (Genesi 1,27-28;2,8.15)

La gente se lo chiede: esiste un problema nella relazione tra l’uomo è il creato? Esiste una ferita nell’armonia che contraddistingue il creato e che l’uomo non è in grado di realizzare nel suo rapporto con la natura? Esiste un problema ecologico? Da più parti giungono segnali di un disagio profondo nel cuore umano, come se questo mondo non fosse il nostro. Non si comprende bene se siamo noi umani “stranieri” ad esso, “vermi” ingordi precipitati qui per caso, oppure se noi stessi, non abbiamo ridotto questo pianeta, un giorno nostra culla accogliente, ad un mondo ostile e minaccioso, tale da fargli assumere i nostri connotati di avidità distruttiva e di cinismo indifferente.

genesi,creato,inquinamento,peccato originaleForse bisogna andare all’inconoscibile giorno in cui l’uomo non avvertì più se stesso come “natura”, come “figlio della terra”. Da “uomo della natura” si scopri “uomo nella natura”, con niente simile a sé. Fu allora che si sentì “padrone” della Terra e non più custode, dominatore di tutto, per dimenticare l’orrore della sua fragilità e del suo destino di morte. Egli ridusse tutte le cose ad “oggetti” da tenere a bada e da sfruttare a suo piacimento. Ma quest’uomo che si distanzia dalla natura non tarda a distanziarsi anche da sé stesso. Si spacca in due. Avverte in sé stesso una divisione tra istinto e razionalità, sentimenti e doveri, paure e progetti. Chi è lui veramente?

E’ così che nasce la cultura umana, la cultura “tecnologica”, del dominio e dello sfruttamento razionale, freddo, della natura. Per un po’ le cose vanno bene. La tecnica dà una mano allo spadroneggiare dell’uomo sulla terra, fino a quando a dirigere ogni scelta sul pianeta non è l’economia. L’uomo-padrone arraffa quanto è economicamente utile e nel modo in cui è economicamente vantaggioso. Se serve, si devasta un territorio, lo si avvelena anche. Se serve, si cura un nemico o un operaio ferito. Se non serve, lo si lascia morire.

La “new economy”, come oggi la si definisce, oltre a devastare la natura, schiaccia l’uomo, gli impedisce di vivere, a meno che non appartenga ad un ristretto numero di privilegiati. Perchè il creato è stato “scippato” a tutti ed è diventato proprietà di alcuni, con la complicità di chi ha definito “diritto divino” la proprietà privata. Così l’economia diventa incertezza quotidiana, guerra, annullamento dei diritti umani, menzogna, sovvertimento insensato della natura. Dobbiamo all’economia se oggi a presiedere uno Stato, molto spesso, non è un Presidente ma la “Banca”.

genesi,creato,inquinamento,peccato originaleLa tecnica è il braccio armato dell’economia, una economia che annulla la dignità umana e che lo asserve all’avidità di pochi gruppi che influenzano la vita dell’intero pianeta. L’atomo gli fa vincere una guerra, ma inquina generazioni e generazioni. La biologia ci assiste nella fecondità umana, ma non è un suo problema se un giorno programmeremo, secondo le nostre esigenze, una generazione di atleti senza sentimenti, oppure soldati ottusi ed ubbidienti, oppure “carne” per il consumo sessuale. Gli organismi geneticamente modificati possono aumentare la produzione, ma la Monsanto si sente innocente se poi magari scopriremo che si siamo avvelenati coi nostri soldi. Paradossale ma vero: l’economia non sa che farsene dell’uomo, non vuole la natura umana che in sé è collegata col tutto; vuole solo la propria autoconservazione. Cioè, in fondo, l’idolatria del dollaro e delle merci.

Questa civiltà che ogni giorno, rispetto ad uomini e cose, si connota con il cinico “usa e getta”, non è ancora riuscita a farci dimenticare che se non “siamo padroni della natura”, tuttavia siamo ad essa inscindibilmente collegati, tanto che deturpare il creato è gesto autodistruttivo, e disprezzare l’uomo predispone ad assalire il creato.

C’è un collegamento tra natura e sentimenti umani. Una umanità senza sentimenti, puramente tecnica, non si accorge nemmeno della scomparsa di migliaia di specie animali e vegetali. Non prova nessuna nostalgia per una bellezza sprofondata nel nulla dopo millenni di cammino sulla terra. Il cemento che ci ingoia non predispone al sentimento e alla meraviglia, non ci educa al mistero. Tutto oggi è calcolo e tutto domani può diventare orrore, ad opera di una umanità senza sentimenti.

C’è anche un collegamento tra l’aver privato di “diritti” animali e piante e l’averne privato una parte consistente di umanità. Questo discorso, nella logica occidentale viene presa per idiozia! Può una pianta, un animale avere dei “diritti”? Il punto è che sentendoci “padroni” di tutto, riconosciamo il diritto alla vita a chi vogliamo noi, secondo le convenienze. Si comincia a ridurre la pianta e l’animale ad “oggetto”, aprendo così la strada a vergognarci di quanto di animale c’è in noi! Fino a dire che anche certi umani sono “sottouomini”, privi di ogni dignità. E stabiliamo noi che deve vivere e chi deve morire.

Il libro della Genesi è risposta agli interrogativi di un uomo sperso nel mondo, sotto una morte incombente. Il libro della Genesi è il libro dei “collegamenti”. Noi lo abbiamo perso questo libro, non lo sappiamo leggere. Ma mai come in questa epoca storica, nella quale il male e la disarmonia umana sono evidenti e rumorose, è possibile riprendere la Genesi e rileggerla come la storia della grande separazione tra il piano creatore di Dio e la presuntuosa solitudine dell’umanità, che uscita dal piano cosmico della creazione è capace solo di distruzione e di morte.

L’uomo nel creato: da custode a predatoreultima modifica: 2011-09-14T00:00:00+02:00da kattolika177
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