Conta su di me: educare i bambini all’autostima

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Le prime paure, i primi rifiuti. Nell’età evolutiva la fiducia in se stessi e nelle proprie capacità è il catalizzatore del successo scolastico, sociale e persino sportivo. Ecco come farla crescere nei nostri figli.

Di Nicoletta Martinelli

«Lo so già che la scuola non mi piace. E poi non sono capace di leggere…». Hai voglia a spiegare al pargoletto che a scuola ci va apposta per quello, per imparare a leggere, che la maestra è li per insegnarglielo, che sarà bellissimo imparare tante cose nuove. «Ma io i miei compagni di classe non li conosco…»: rispieghi tutto dall’inizio, aggiungi che è proprio in classe che cominciano amicizie lunghe una vita, chissà quanta bella gente incontrerà. «Comunque i compiti non li so fare!»…

Alle prese con la scuola che comincia, i bambini fremono: sono incuriositi ma anche impauriti, aspettano e al contempo temono la novità. Sanno – come gli adulti ripetono anche troppo spesso – che dovranno dare buona prova di sé: non tutti sono certi di riuscirci, non tutti hanno fiducia nelle proprie doti, perché a sei anni l’autostima è una faccenda seria, ci vuole un gran lavoro per strutturarla, basta poco per demolirla. «L’autostima è una dimensione che si sviluppa molto precocemente nella vita di ciascun individuo – spiega Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta – giocando un ruolo fondamentale nel determinare l’atteggiamento e la motivazione con cui un bambino si avvicina alla vita, alle nuove esperienze e agli incontri».

In età evolutiva è l’autostima il motore potente del successo scolastico, sociale e sportivo: «Un bambino che si piace per quel che è – continua Pellai, autore insieme a Barbara Tamborini di “QAF, quoziente di autostima familiare“, un volume fresco di stampa per le edizioni San Paolo (pagg. 220,14 euro) – è capace di individuare i suoi punti di forza e di debolezza. E sa reagire di fronte al fallimento». Una capacità che — anche o soprattutto a scuola — torna utile: «Potenziare l’autostima scolastica di un figlio è compito fondamentale di ogni genitore, dichiarare il proprio orgoglio per le sue vittorie — prosegue lo psicoterapeuta — e confortarlo di fronte a una sconfitta, ammettendo che nessuno è perfetto e aiutandolo a imparare dai propri errori». I bambini vanno allenati ad apprezzare l’impegno scolastico, a pensarsi come persone capaci di affrontare compiti complessi, di risolvere i problemi, di non arrendersi difronte alle sfide.

Gli adulti dovrebbero astenersi dall’innescare la competizione, sbagliatissimo chiedere a un figlio che ha appena preso un bel voto il resoconto dettagliato dei voti presi dai compagni: «Serve solo a fargli pensare che vi preoccupiate di stilare una classifica mentale in cui collocare la sua prestazione. Ed è chiaro – prosegue Pellai – che se uno non è in cima alla lista la sensazione che ne deriverà sarà sempre quella di un parziale fallimento». Dannoso anche inculcare nel bambino la percezione che può sempre fare meglio: «Se ha preso nove e mezzo è inutile dirgli che gli mancava poco per arrivare a dieci. Lo sa anche lui e ciò che vuol sentire – consiglia Pellai – è che siete orgogliosi del suo successo». Meglio non togliergli la possibilità di stupirvi la prossima volta, con un esito ancora migliore…

«Non bisogna esagerare con le raccomandazioni»: di primi giorni di scuola Angelo Petrosino ne ha visti parecchi avendo insegnato alle elementari per quasi quarantanni. Era anche lui poco più di un ragazzo quando è entrato per la prima volta in classe, a Chivasso, sedendosi – però – dietro la cattedra: non aveva ancora ventanni, era tornato da poco dal servizio militare, diplomato in tutta velocità per poter cominciare quel lavoro che lo avrebbe appassionato per le successive quattro decadi. Ai suoi alunni si è dedicato con inesausto entusiasmo: oggi non è più un maestro ma in classe ci entra comunque con i tanti libri che scrive, tra i preferiti dai più piccoli. Perché parlano di loro, dei loro problemi, di qualche sogno infranto e di tante speranze realizzate.

«Il messaggio da trasmettere ai bambini è che la scuola che si apprestano a cominciare sarà un viaggio di scoperta, avventuroso ma senza pericoli. In classe, nelle tante classi che li aspettano, diventeranno grandi ma senza minacce intorno, potranno coltivare le capacità che già possiedono – prosegue Petrosino – scoprirne di nuove». Una gran fatica: perché sia vissuta il più serenamente possibile non bisognerà lesinare gli incoraggiamenti. «Ma neppure nascondere le difficoltà. Semmai bisogna impegnarsi per convincere i piccoli che le difficoltà si superano, che le risorse per archiviare i problemi con successo si trovano. Il fallimento – che prima o poi arriva, spiega il maestro – va considerato come un intervallo, una pausa che consente di comprendere meglio le proprie forze, di aggiustare il tiro».

Anche Petrosino concorda con Pellai: i confronti vanno evitati. «Li faranno già da soli ma l’unico utile – parola di maestro – è quello con se stessi». E certe categorie vanno gettate definitivamente alle ortiche: «Il primo e l’ultimo della classe non sono mai esistiti nei gruppi in cui insegnavo io. Anzi, non sono mai esistiti in nessun gruppo. La scuola – si arrabbia l’insegnante – non deve incasellare i bambini secondo schemi inutili e dannosi. Ciascuno ha caratteristiche e propensioni che il buon maestro sa far emergere e valorizzare. Con l’aiuto indispensabile della famiglia».

Non ha senso una scuola che pretende di giudicare solo in base a come i ragazzi sanno leggere e scrivere: «La scuola non è un opificio. Se i genitori spingono i bambini alla competizione propongono loro un modello di società violenta in cui l’umanità viene svilita, la dolcezza bandita, la creatività mal indirizzata. Cosa me ne faccio di un grande manager se poi è solo un pover’uomo, una mediocre persona?». Ciascuno cresce – scriveva Danilo Dolci, grande maestro di vita, in una poesia dedicata all’insegnamento – solo se sognato. «Certi genitori non sognano davvero i loro figli, non vedono il bambino che hanno davanti ma lo scopo che deve raggiungere, preferiscono immaginarlo come sarà domani – conclude l’insegnante – perdendosi quel che è adesso, il suo oggi cosi importante per il suo futuro».

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Conta su di me: educare i bambini all’autostimaultima modifica: 2011-11-16T09:17:00+01:00da kattolika177
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