Uomo, tra stupidità e intelligenza, tra miseria e grandezza…

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L’uomo si distingue dall’animale perché agisce con intelligenza, dicono alcuni. Altri preferiscono dire che si distingue per la sua stupidità. L’animale infatti, se è sano, non sbaglia. Programmato per la conservazione della specie e dell’individuo, è guidato infallibilmente dall’istinto. Non si pone la domanda: «Che fare?», che risponde all’enigma: «Chi sono?». Noi invece possiamo sbagliare. Dotati di ragione, la usiamo solo se, come e al fine che vogliamo o riusciamo. Gli animali sono come nascono. Noi invece «è per nascere che siamo nati» (P. Neruda).

L’uomo non è ciò che è, ma ciò che non è ancora: diventa secondo ciò che desidera. La sua natura, a differenza dal resto, è cultura. Nel racconto della Genesi si dice di ogni creatura che è fatta «secondo la sua specie». Solo lui fa eccezione: non appartiene a nessuna specie. Aperto a tutto, lui stesso, nella sua sovrana libertà, determina la sua natura. La sua esistenza è una lenta gestazione, fino a quando “nasce” secondo la natura che lui stesso ha stabilito.

Quando Dio ebbe creato l’universo, desiderava che ci fosse una creatura in grado di ammirare l’opera sua. Ma – racconta Pico della Mirandola in quello che è il “manifesto dell’umanesimo” – aveva finito i modelli e i tesori a sua disposizione. Dopo averci pensato, con una trovata da Dio, fece Adamo «e lo pose nel cuore del mondo, dicendogli:

Non ti ho dato, o Adamo, un posto determinato, né un aspetto proprio, né alcuna prerogativa tua, perché quel posto, quell’aspetto, quelle prerogative che tu desidererai, tutto secondo il tuo voto e il tuo consiglio ottenga e conservi. La natura limitata degli altri è contenuta entro leggi da me prescritte. Tu te la determinerai senza essere costretto da nessuna barriera, secondo il tuo arbitrio, alla cui potestà ti consegnai. Ti posi nel mezzo del mondo perché di là meglio tu scorgessi tutto ciò che è nel mondo. Non ti ho fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché, libero e sovrano artefice di te stesso, ti plasmassi e ti scolpissi nella forma che avrai prescelto. Tu potrai degenerare nelle cose inferiori che sono i bruti; tu potrai, secondo il tuo volere, rigenerarti nelle cose superiori che sono divine“.

Il sogno del grande umanista è diventato realtà. L’uomo, consegnato fin dal principio alla propria libertà, l’ha finalmente conseguita. Ora è «condannato alla libertà» (J.P. Sartre). Non solo come desiderio o progetto, ma come realtà di fatto. L’ammirevole “camaleonte”, affidato alle proprie mani, può diventare tutto, trasformarsi in pianta o in Dio, secondo il suo libero proposito. Ma qual è il suo pro-posito, l'”obiettivo” che si pone-innanzi e verso cui si proietta con il suo agire? Il tutto o il nulla, la vita o la morte?

ges%C3%B9-e-il-giovane-ricco.jpg«Che fare per ereditare la vita eterna?», domanda un sapiente a Gesù (Lc 10, 25). L’uomo cerca una vita che non sia morte, che non conosca limiti di qualità e di quantità, che mantenga la promessa di gioia e felicità: desidera la vita eterna. Sa che è un’eredità che gli spetta, ma anche che è legata a un «che fare?» incerto. A differenza del bambino, non ignora che il frutto è donato a chi coltiva l’albero. La domanda: «che fare?», sua miseria e grandezza, riguarda qualcosa che non c’è e viene all’esistenza grazie alla sua azione più o meno libera. Questa libertà lo rende simile a Dio stesso, partecipe della sua prerogativa di creatore, che fa esistere ciò che non c’è, con un atto di intelligenza e di amore.

Per agire non è sufficiente la semplice indicazione: va ‘ dove ti porta il cuore. Il cuore è «un vaso che contiene insieme l’acqua e il fuoco». Biforcuto al centro come la Via Lattea, porta sempre da due parti. Ha desideri tra loro contrari (cf Gal 5, 17). Bisogna ascoltarli e conoscerli bene. Per non lasciarsi ingannare dalle Sirene, non basta mettere la cera negli orecchi – impossibile, perché il canto risuona dentro il cuore -, né giova farsi legare all’albero maestro, bello ma atroce, atrocemente bello! Occorre invece liberare il “canto migliore”.

Il desiderio è sempre nostalgia, dolore-per-il-ritorno a casa. Ma qual è la casa dell’uomo? Creato alla fine di tutto, non è di casa presso nessuna creatura. In lui si compendiano mondo astrale e terrestre, vegetale e animale. Tutto è in lui presente; ma lui non si riduce né agli influssi astrali, né alle reazioni chimiche tra i suoi vari elementi, né alla complessità della sua vita vegetale e animale. Porta dentro di sé le tracce del suo lungo cammino: lo splendore del cielo e l’opacità della terra, la durezza della pietra e la fluidità dell’acqua, la forza della quercia e la delicatezza dell’anemone, il guizzo del serpente e il volo dell’uccello, la tenerezza del mammifero e la sua aggressività istintiva. Ha le caratteristiche di ogni cosa e il loro contrario; non c’è da stupirsi, ma solo da tenerne conto! Tutto fa parte di lui, ma non è lui. In lui i singoli elementi sono tra loro ordinati, l’inferiore al superiore, e lui stesso può ordinare tutto alla libertà per amare.

Creato al sesto giorno, ha il compito di portare l’universo al suo compimento, al riposo del settimo. Se si lascia dominare dai vari elementi, precipita dal suo trono e distrugge se stesso: le sue parti si staccano e degenerano a forma autonoma di vita inferiore, animale, vegetale o inerte che sia. E con lui la creazione stessa è staccata dalla sua sorgente, destinata al caos. La sua libertà è il bivio tra la vita e la morte. Re del creato, immagine di Dio, è pontefice: è “la” creatura, che fa da ponte tra creazione e Creatore.

La prima parola che gli fu rivolta quando si allontanò da Dio, è: «Dove sei?». Infatti non era più nel suo “luogo” (Ruperto di Deutz). E si sentì come un osso slogato, dolorosamente fuori posto. Perché il suo “posto” è Dio: «in lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo» (At 17, 28). Tuttavia ogni cosa tende al suo “luogo naturale”. Per questo è l’eterno viandante, fuggiasco o pellegrino, sempre inquieto e angosciato, fino a quando non raggiunge la sua destinazione. Ma come sapere dove portano le ambiguità del cuore? – Silvano Fausti

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Uomo, tra stupidità e intelligenza, tra miseria e grandezza…ultima modifica: 2012-02-13T19:47:00+01:00da kattolika177
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