San Valentino – Quando la differenza di età non conta più

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Crescono a vista d’occhio le coppie in cui lei ha superato i quaranta e lui (spesso di molti anni) più giovane. Una semplice moda o il sintomo di un cambiamento profondo dei ruoli all’interno della società? E se così, si tratta di combiamenti positivi? Ne parlano esperti di psicologia e di relazioni, scoprendo che…

Oscar Wilde metteva in guardia i suoi contemporanei: mai fidarsi di una donna che dichiara la propria età. Invecchiare, per le donne, era e resta una cosa sconveniente, da nascondere finché si può. Ma se fino a qualche tempo fa l’età della rottamazione coincideva con la fatidica soglia degli “-anta”, oggi a quaranta o cinquantanni – e anche più in là — le donne sono belle, toniche nel fisico e ancor più nello spirito, economicamente indipendenti e realizzate. Interessanti anche – o forse soprattutto – agli occhi di uomini più giovani.

san valentino,differenza di età in amore,lei più grandeAlle tardone (detto con l’affetto della prossimità anagrafica) capita di conoscere una nuova stagione di conquiste. Senza arrivare agli eccessi di Madonna, 53 anni suonati, che ha infilato una tripletta discendente — cominciando con Carlos Leon, anni 45, passando per il 43enne Guy Ritchie e arrivando a Brahim Zaibat che di anni ne ha 24 – sono in aumento le coppie dove è lei la più stagionata. E magari non di poco. Come sempre capita, i comportamenti prima considerati eccentricità da star — tipo l’ottuagenaria duchessa d’Alba che si sposa con un uomo di 25 anni più giovane — finiscono per aprire prospettive inedite, suggerire (prima) e imporre (poi) nuovi stili.

Con tutte le belle ragazze che circolano per il mondo, pare strano che un uomo scelga di accasarsi con una donna molto più grande: «Non è strano per niente. Una donna matura è certamente più tranquillizzante ma al contempo stimolante, accogliente. Ha già combattuto le proprie battaglie e superato molte insicurezze. E più disponibile, mite persino, capace di conciliazione. Un porto sereno dove trovare un approdo sicuro». Un altro mondo – spiega Marta Brancatisano, docente di Antropologia duale presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose, all’Apollinare – rispetto a una donna più giovane che ha ancora bisogno di mettersi alla prova, di affermare la propria identità, di conquistare i propri spazi».

La potenza attrattiva delle signore d’età risiede dunque nell’esperienza, nella complessità di sentimenti che sanno mettere in campo, nel sostegno che sono capaci di offrire: «Nella loro generosità e nella loro tolleranza, nella disponibilità ad accompagnare verso la maturità umana e sessuale il loro compagno più giovane. Anche quando sono consapevoli — spiega la psicologa Maria Rita Parsi – di essere figure di transizione». Il che significa che di frequente questo genere di storie non dura per sempre: «Ogni storia d’amore è una storia a sé – prosegue la psicologa – e, comunque, quanti sono i divorzi tra coetanei?».

Le rughe non fanno belle ma – pare – interessanti sì. E le donne? Perché le donne dovrebbero complicarsi la vita e farsi carico delle altrui debolezze, perché dovrebbero sopportare inesperienza e immaturità nel loro compagno di vita? Ottenere in cambio gioventù e prestanza non è sufficiente. O forse sì? «Ah, se adesso salta fuori la storia della vecchiarda in cerca del giovane “macho” siamo proprio fuori strada. Al contrario, sono spesso gli uomini più insicuri, emotivamente e sessualmente, a cercare donne più grandi. Proprio perché – prosegue la Parsi — trovano nella vitalità, nell’intensità e nel carattere di queste ultime un rifugio per le loro debolezze. E spesso un conforto per superarle».

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«Senz’altro oggi più di ieri gli uomini hanno difficoltà a ritrovare un proprio ruolo. Qualcuno preferisce calarsi nella condizione di eterno adolescente, protetto, costantemente in cerca di una mamma che lo guidi, lo incoraggi, lo ami incondizionatamente»: i coniugi Volpini — Carlo e Maria Carla – responsabili internazionali dell’Equipes Notre Dame, il movimento di spiritualità coniugale, ci tengono a precisare che di coppie come quelle fin qui descritte, nella loro intensa e decennale attività di sostegno e aiuto ne hanno incontrare ben poche. «Non è ancora un fenomeno di massa ma certamente è un comportamento che deriva da una confusione di ruoli», sostiene Maria Carla. Confusione che ha origini lontane e che è via via peggiorata dal dopoguerra a oggi. «Il percorso femminile del Ventesimo secolo ha visto la donna crescere, affermare la propria femminilità, conquistare sicurezza. Ma anche — spiegano i due coniugi — acquisire comportamenti sempre più maschili. Il maschio, per contro, non ha saputo trovare una propria modalità di crescita». Una differenza sostanziosa d’età non è un problema, anzi: «Basta trattare il partner da bambino… Non c’è neppure l’esigenza di instaurare rapporti adulti, sempre complessi» concludono i Volpini.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche lo psicanalista Claudio Rise, che calca la mano sul progressivo indebolimento identitario degli uomini, «alla costante ricerca di una madre. Un bisogno che adesso può essere apertamente mostrato». Insomma, le donne molto più grandi — secondo Rise — sono sempre piaciute: «La differenza è che adesso il fenomeno è uscito allo scoperto. Nel nostro modello culturale l’età biologica tende a perdere d’importanza. Ci sono età che si prolungano per decenni…».

san valentino,differenza di età in amore,lei più grandeMa la realtà anagrafica non è una variabile indifferente per una donna: la vitalità sessuale di una cinquantenne non va di pari passo con la vitalità dei suoi ovuli. «Con le parole “siate fecondi” le sacre scritture indicano la generatività dell’uomo verso la donna e viceversa come il passo costitutivo della loro pienezza quali esseri umani. A questa pienezza fa seguito la generatività procreativa – “crescete, moltiplicatevi e riempite il mondo”, cita ancora le scritture Marta Brancatisano – come effetto e conseguenza della pienezza raggiunta nell’unione d’amore».

Ma lo schema antropologico della complementarità tra uomo e donna si è alterato nel corso del secolo scorso, «con il maturare di una mentalità contraccettiva — prosegue Brancatisano, madre di sette figli -e la progressiva separazione tra amore e trasmissione della vita». Anche l’idea del concepimento è andata incontro a un ribaltamento: poter generare prima era considerato una grazia oggi viene vissuto come un limite. E se prima gli uomini sceglievano mogli giovani per garantirsi una robusta — anche nei numeri — discendenza, i ragazzotti del terzo millennio si fanno un baffo dell’infertilità della loro partner. Anzi, ben venga. E si raccontano – lui e lei – che un orizzonte senza figli, che la prospettiva di vivere solo l’uno per l’altra sia lì a testimoniare la profondità del loro amore, l’esclusività di un sentimento puro, un’affinità elettiva di cui andar fieri.

Certo non è così per tutti. Perché è vero che l’amore non ha età. E se ti innamori di uno che andava all’asilo quando tu cominciavi il liceo che ci puoi fare? Resistere, resistere, resistere? «No, se c’è un progetto. Se il rapporto non si limita al qui, adesso e finché dura. Se l’orizzonte è quello del per sempre, del totale dono di sé allora la differenza d’età è ininfluente. La vera discriminante nella qualità della relazione — prosegue la professoressa – non riguarda l’anagrafe ma l’impegno. Bisogna scegliere di condividere tutta la vita con quella persona».

Racconti di Vita/1 – L’uomo della porta accanto

L’amore si disinteressa allegramente dei certificati anagrafici. E quando arriva arriva. Magari sul pianerottolo di casa. Otto anni fa Rosaria ha conosciuto suo marito Luca sul ballatoio delle scale e ha subito capito quanto le fosse vicino quel suo vicino: se a separali c’è quasi una decade, li unisce un’affinità elettiva, una consonanza di opinioni, di gusti e anche di esperienze. Vero è che lei dimostra un bel po’ d’anni meno dei suoi 48 e lui è un uomo maturo da quando di anni ne aveva 18: «Persa la mamma da piccolo e il papà alle soglie della maggiore età, Luca ha dovuto crescere in fretta, diventare autonomo per forza, mantenersi. Quando ci siamo incontrati – racconta Rosaria – eravamo entrambi indipendenti dal punto economico, con un lavoro e una casa».

E più della distanza anagrafica era la prossimità abitativa a spaventare Rosaria: «Per parecchio tempo ho incontrato solo uomini senza nessuna voglia di impegnarsi, senza attitudine alla relazione seria. E avevo paura che finisse allo stesso modo, con una delusione, anche la storia con Luca. Il che – spiega Rosaria – essendo lui il vicino della porta accanto avebbe comportato parecchi problemi in più». Invece la delusione non arriva, il matrimonio sì.

«È vero non abbiamo figli. Quando la nostra relazione è cominciata di anni ne avevo già quaranta. Ne abbiamo parlato, io e Luca, ma ci sembrava triste e ingiusto, sbagliato, rincorrerere una gravidanza per raggiunti limiti di età. lo mi occupo di bambini tutti i giorni – Rosaria lavora nell’ufficio stampa di un’organizzazione umanitaria impegnata a sostenere l’infanzia nei Paesi in via di sviluppo – e ne avrei voluti di miei. Li abbiamo cercati, non sono arrivati… Ma quante sono le coppie di coetanei nella stessa condizione?»

Racconti di Vita/2 – Galeotto fu l’oratorio

Lorella sta per superare alla grande – rigogliosa fisicamente e psicologicamente – la soglia dei sessantanni, suo marito Massimiliano ha da poco festeggiato il compleanno numero 48. I signori Bonsanti vivono in un piccolo paese del Vercellese, sono sposati da vent’anni e la differenza d’età si nota: «La notano gli altri, noi no di sicuro. Ahimé, io non dimostro un anno di meno di quelli che ho. Certa gente, dopo aver scoperto che siamo una coppia, ci guarda come se fossimo un fenomeno da circo».

Loro tirano dritto, corazzati da due decenni di esperienze e occhiatine condivise: «Ci siamo conosciuti all’oratorio, quando lui non era ancora trentenne e allenava la squadra di calcio dei bambini, io facevo la catechista e animavo diverse attività parrocchiali. Quando mi sono accorta che il mio interesse per quel ragazzo non era esattamente amicale – racconta Lorella – ho cercato di resistere. Ma cosa ti salta in mente?, mi sono detta, non puoi innamorarti di uno che potrebbe essere il tuo fratellino minore».

Poi si è innamorato anche lui: «E cosa dovevo fare, a quel punto? Non ho saputo impormi la rinuncia, ho provato a essere felice. E ho fatto bene». Anche Lorella e Max di figli non ne hanno: «Sì, è da sempre il nostro grande cruccio. Per tanto tempo mi sono sentita in colpa, consapevole di aver votato alla sterilità il mio matrimonio e mio marito. Però il nostro parroco e anche tutta la comunità parrocchiale – conclude Lorella – ci sono sempre stati di conforto, non ci hanno giudicati ma sorretti, senza mai farci sentire una famiglia a metà».

fonte: Noi Genitori e Figli – Inserto di Avvenire

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San Valentino – Quando la differenza di età non conta piùultima modifica: 2012-02-14T12:20:00+01:00da kattolika177
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