Internet e le nuove dipendenze sessuali

convegno-01.jpgUna due giorni al Seminario Arcivescovile di Napoli per riflettere sull’impatto dei socialnetwork sulla struttura psicologica dell’uomo e sulle nuove dipendenze generate da Internet.

Gli psicologi dell’ ITCI illustrano ai seminaristi di Capodimonte i rischi e le opportunità dei nuovi strumenti offerti dalla post-modernità digitale.


Quali mutamenti sta portando il digitale nella vita dell’uomo nell’epoca della “liquidità post-moderna”? Questo l’interrogativo di partenza del convegno tenutosi a Napoli il 17 e il 18 febbraio 2012 al Seminario Arcivescovile di Capodimonte. L’equipe di psicologi dell’ITCI (Istituto di Terapia Cognitivo Interpersonali), invitata del Rettore Mons. Antonio Serra, ha presentato ai seminaristi napoletani il risultato delle loro ricerche sull’impatto dei nuovi media nella struttura psicologica degli uomini e delle donne del terzo millennio.

Due le relazioni sviluppate nel convegno. Nella prima, tenuta dalla dott.ssa Michela Pensavalli, psicologa e docente presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, è stato presentato lo scenario sociale e culturale nel quale ci troviamo, influenzato profondamente da uno strumento “liquido e istantaneo” come Internet. Nel secondo intervento, invece, il dott. Emiliano Lambiase, psicoterapeuta e coordinatore del CEDIS (Centro Dipendenze Sessuali) ha descritto il fenomeno in grande espansione delle dipendenze sessuali che stanno affiorando dalla disponibilità immediata della pornografia on-line e dal cybersesso.

La post-modernità liquida

convegno-02.jpgNell’intervento della dott.ssa Pensavalli, la “liquidità” sembra essere la parola chiave che apre alla comprensione del periodo storico che ci troviamo a vivere. Ma che vuol dire “liquido”? Riprendendo un’espressione di Bauman, sociologo e filosofo polacco di origini ebraiche, la dottoressa ha descritto l’epoca attuale come “post-modernità liquida”, ovvero una società nella quale si sta sviluppando un modo di vivere e di sentire nel quale il continuo mutamento dei modelli valoriali di riferimento costringe la persona alla conseguente modificazione dei modi di pensare e di agire, a seconda dei contesti in cui si trova a vivere.

Avendo smarrito i tradizionali punti di riferimento valoriali, l’uomo post-moderno si ritrova ad essere come l’acqua, disponibile a cambiare forma a seconda del recipiente in cui viene inserito. Questa dimensione “fluida” della persona, per la quale nessuna idea o valore è talmente solido da poter sostenere lo sviluppo di una progetto esistenziale, ostacola negli individui la possibilità di sviluppare personalità forti.

Non c’è dubbio che Internet abbia amplificato enormemente il fenomeno della liquidità. Secondo la relatrice, con il passaggio da una società “testuale” (quella materiale dei libri) ad una “post-testuale” (quella immateriale di Internet) è venuta meno la stabilità dell’informazione. Il concetto di “vero” con il web diviene relativo, in quanto su Internet chiunque può crearsi una identità fittizia o diffondere notizie e informazioni errate o false. Il luogo che viene a crearsi nella rete diventa un non-luogo nel quale gli utenti, consensualmente, si rendono disponibili alla perdita di riferimenti informativi certi quali l’identità della persona e la fondatezza dell’informazione. Non c’è nulla di più liquido della connessione.

Teoria del tutto e subito

La dott.ssa Pensavalli ha poi sottolineato una seconda caratteristica sorta nell’epoca digitale che è quella della istantaneità. La connessione perpetua alla rete permette all’uomo contemporaneo l’istantaneità della comunicazione personale (sms, chat, tweeter). Nell’era digitale si ha la possibilità di sapere tutto di tutti in tempo reale. Perchè perdere tempo per farci conoscere e per conoscere l’altro quando con un click posso visionare la bacheca di facebook e farmi un’idea istantanea sull’identità di una persona?

Le ripercussioni psicologiche di questo nuovo modo di relazionarsi non sono di poco conto. La tendenza all’stantaneo limita la capacità riflessive e di valutazione di persone e situazioni. Nel prendere decisioni non ci si basa più sulla ponderazione, che richiede tempo, ma sull’istitualità, sulla scelta immediata. Non è più la mente a giudicare e orientare il comportamento ma l’istinto, la soddisfazione immediata del bisogno. In questo modo, diventa sempre più difficile percepire i bisogni dell’altro. L’individuo tende sempre più a focalizzarsi su se stesso, escludendo l’altro o rendendolo un oggetto per la soddisfazione dei propri bisogni.

Nell’istantaneo tutto diventa transitorio, anche i legami affettivi. Viene meno la progettualità di coppia, perchè si è incapaci di aspettare, di costruire nel tempo una relazione stabile e duratura. Ci troviamo di fronte ad adolescenti ansioni di instaurare relazioni, ma timorosi di crearne di significative e definitive. C’è una profonda incapacità a stare insieme. L’ansia che si sviluppa in una relazione reale, impegnativa e coinvolgente, spinge la persona a sostituire quella reale con una relazione digitale, nella quale posso essere chiunque e comportarmi come mi pare.

L’epoca dell’ambiguità

Infine, la Pensavalli ha segnalato l’emergere di un terzo fattore tipico dell’epoca liquida, quello dell’ambiguità sessuale. La possibilità di falsificare la propria identità digitale influenza anche la sfera dell’identità sessuale degli utenti. Con il proprio avatar digitale si può decidere se essere maschio o femmina, invertendo liberamente il proprio ruolo sessuale. Questa liquidità di genere impatta sulla vita reale delle persone con il conseguente scambio delle  naturali identità sessuali.

La dott.ssa ha concluso il suo intervento senza mancare di evidenziare anche gli aspetti positivi offerti dalla rete e dai social network. Non c’è dubbio che Internet sia un luogo che i credenti debbano abitare, per attingere informazioni, fondate, e condividere loro stessi con gli utenti della rete contenuti valoriali di fede e di alto contenuto culturale. Inoltre Internet è uno strumento che, se usato con prudenza e ponderazione, permette a tante persone di uscire dall’isolamento che troppo spesso, loro malgrado, sono costrette a vivere.

Internet e le dipendenze sessuali

Il secondo intervento del convegno ha visto il dott. Emiliano Lambiase impegnato in una relazione sulle dipendenze sussuali, e non solo, che affiorano sempre più frequentemente nell’era di Internet. Per Lambiase tutto si gioca sulla iterazione tra la mente umana e la macchina. I media digitali tendono a modificare profondamente il funzionamento e la configurazione della mente. Essi non solo forniscono materia al pensiero, ma modellano il modo stesso di pensare.

Diversi studi sembrano dimostrare che l’utilizzo eccessivo della rete danneggi la capacità di concentrazione e di contemplazione. La grande disponibilità di informazioni dà un grande senso di libertà all’utente. La conseguenza, però, è l’incapacità di prestare attenzione ad un’unica cosa per più di pochi minuti. Il cervello, progressivamente, diventa sempre più “affamato” di questo flusso di informazioni, fino a desiderare costantemente di essere alimentato nel modo in cui Internet lo alimenta. E più viene alimentato, più cresce la fame. Il dato sconcertante è che chi fa un uso intensivo di Internet, quando è off-line, tende a cercare di ottenere informazioni dal mondo reale, nello stesso modo caratteristico della rete.

Il web grava la memoria di una grossa mole di lavoro e di una maggiore pressione, non solo distraendo risorse alle nostre facoltà di pensiero più elevate, ma ostacolando anche il consolidamento dei ricordi a lungo termine. Il web è una tecnologia della dimenticanza. Il fatto che l’informazione sia costantemente disponibile, esonera l’utente allo sforzo della memorizzazione, generando così l’oblio del sapere.

La dipendenza da sesso virtuale

Nella parte conclusiva del suo intervento, il dott. Lambiase ha descritto l’insorgenza di una nuova patologia psicologica che si esprime con una forte dipendenza dalla pornografia on-line e dal cybersesso. Le cause di questi distrubi della personalità vanno ricercate sia nella “liquidità” presentata dalla dottoressa Pensavalli, in quanto la fragilità della struttura psicologica delle persone è un terreno fertile per la dipendenza di tipo sessuale, sia per il grande affaticamento della mente rispetto alla mole di informazioni disponibili sulla rete. Una mente affaticata tende a “distrarsi” ricercando contenuti che diano piacere e sollievo. Il sesso, la parte più istintuale e radicata della persona, è il luogo privilegiato nel quale si innesta questo meccanismo compensatorio.

I dati presentati dallo psicologo sono impressionanti: se si digita la parola “porn” su Google vengono fuori più di mezzo milione di pagine web; il 60% delle visite internet ha un obiettivo sessuale; il 15% dei siti planetari è a contenuto pornografico; il 35% dei download è di natura pornografica. Il giro d’affari si attesta su 10 miliardi di euro. Il fenomeno è preoccupante anche perchè, essendo un fenomeno recente, non si conoscono gli effetti al lungo termine di un’esposizione così massiccia alla pornografia. Inoltre, la pornografia sulla rete, attiva e alimenta perversioni latenti che, in un contesto “normale” mai si sarebbero manifestate. Se l’esterno è virtuale, gli effetti nella persona sono reali.

Due le soluzione per uscire fuori dalla schiavitù della dipendenza: chiedere aiuto ad uno specialista superando il blocco della vergogna. Un accompagnamento psicologico può dare gli strumenti adatti alla persona per uscire dalla dipendenza. L’altro grande anridoto è coltivare i valori in cui crediamo. Un valore creduto e stimato crea una serie di connessioni neurali nel cervello, permettendo alla persona di affrontare con più risolutezza i richiami e le tentazioni. Più si coltiva e si ama il valore, più la personalità diventa forte per affrontare le “sirene” della pornografia. Bisogna diventare “dipendenti dai valori”.

Le reazioni al Convegno

Molto positive le reazione degli intervenuti al convegno. Il rettore Serra non nasconde la propria soddisfazione, avendo la consapevolezza di aver fornito uno strumento ai propri seminaristi che li aiuterà, domani da preti, ad accompagnare le persone che incappano in queste problematiche e che in quanto utenti, abbiamo anche la capacità di discernere e qualificare l’utilizzo che i seminaristi fanno di Internet. (A.L)

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Internet e le nuove dipendenze sessualiultima modifica: 2012-02-19T10:33:00+01:00da kattolika177
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