Un frammento di papiro ci regala il testo originario della prima preghiera alla Madonna – La storia del “Papyrus Rylands 470”

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Sono in molti a ritenere che l’attuale preghiera dell’Ave Maria sia stata la prima orazione rivolta alla Madonna. Questo non è esatto. Per arrivare al testo oggi in uso si deve entrare nel secondo millennio, quando alla prima parte (saluto dell’angelo ed esclamazione di Elisabetta) si aggiungerà l’invocazione della seconda parte (Santa Maria, madre di Dio…).

Nei primi secoli ci si rivolgeva alla Vergine o con una formula breve (Ave Maria gratia piena. Benedici tu in mulieribus et benedictus fructus ventris tui), oppure manifestando la propria filialità con una preghiera che, dalle prime parole, sarà indicata con il titolo Sotto la tua protezione (Sub tuum praesidium).

Quest’ultimo testo si diffonderà sia in oriente che in occidente con molte traduzioni derivate dalla formula originaria. Formula che non fu subito individuata da archeologi e storici e questo fornirà motivo a qualche critico di ritenerla un testo elaborato nel Medioevo. Senonché, nel 1917, un inglese trovò il documento che confermava la tradizione cristiana. Quel documento è oggi catalogato come “Papyrus Rylands 470”.

 

La storia del “Papyrus Rylands 470

Nel XIX secolo varie istituzioni culturali, dal British Museum alle università inglesi e statunitensi, mostrano un vivo interesse per lo studio dei papiri. Si sviluppa così un’estesa ricerca di reperti in tutto il Medio Oriente. In Egitto si scoprono depositi di papiri ben conservati in varie località, come Arsinoe ed Ossirinco, e si effettuano molti acquisti, approfittando di un fiorente mercato più o meno ufficiale.

rendel_harris.jpgL’università di Manchester ne acquista alcuni tramite un esperto di archeologia, paleografia e storia delle religioni che si chiama James Rendel Harris (1852-1941). Dopo gli studi a Cambridge, aveva insegnato all’università di Baltimora e in altre prestigiose istituzioni. Diventato curatore delle opere manoscritte conservate nella John Rylands University Library di Manchester, viaggia in Oriente in cerca di manoscritti e nel Sinai 1 riesce a trovare dei frammenti biblici. Nel novembre del 1916, ormai scoppiata la prima guerra mondiale, mentre dall’India sta raggiungendo l’Egitto, la sua nave viene attaccata e affondata. Lo studioso è tratto in salvo e raggiunge Alessandria d’Egitto con un aereo.

È durante questo soggiorno che Harris riesce ad acquistare un lotto di papiri. Tra questi, uno sarà poi catalogato come “Papyrus Rylands 470”. Nel maggio del 1917 lo studioso cerca di tornare in Inghilterra ma il suo bastimento viene silurato; riesce comunque ad arrivare in Corsica. A tutt’oggi non si conosce né il luogo esatto dove il ricercatore ha comprato il Papyrus Rylands 470 con il resto della collezione, né la provenienza dei reperti (forse un monastero copto?). Si sa solo che la raccolta era in terra egiziana fino al termine del conflitto. Una parte verrà poi consegnata all’università di Manchester nel 1919. Pubblichiamo nel box il testo in greco del papiro, con il completamento ricavato dagli studiosi e le traduzioni in latino e in italiano.

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Data l’importanza del ritrovamento, non stupisce l’interesse degli studiosi per il “Papyrus Rylands 470”. Ovviamente l’università di Manchester lo fa esaminare dai suoi esperti. Nel 1938, Colin Henderson Roberts (1909-1990), membro del comitato scientifico della Oxford University e autore di molti studi classici, presenta il Catalogo dei Papiri Greci e Latini, di cui è il curatore, e che comprende anche il Papyrus Rylands 470. Roberts ne deve anche specificare la datazione. Prima di fornire la sua ipotesi, cita il parere di un amico, il papirologo Edgar Lobel (1888-1982), il quale sostiene, sulla base di sole ragioni paleografiche, che quel frammento non poteva essere datato anteriormente al III secolo.

Dopo aver riportato il parere dell’amico, Roberts annota il suo: il reperto secondo lui risale all’ultima parte del IV secolo. Per arrivare a questa conclusione egli antepone alla paleografia il problema letterario e teologico. A suo dire, il titolo “Madre di Dio” era stato usato la prima volta da Atanasio, patriarca di Alessandria d’Egitto morto nel 373, che ne aveva fatto uso in trattazioni teologiche. Ma il passaggio dalla affermazione teologica all’uso che se ne fa nella liturgia non avviene immediatamente. Quindi, conclude Roberts, il Papyrus Rylands 470 non poteva essere anteriore all’ultimo periodo del IV secolo. Dopo il Roberts e il Lobel, interviene un terzo inglese, sir Harold Idris Bell ( 1879-1967), papirologo specializzato in reperti egiziani di epoca romana. A suo giudizio, il Papyrus Rylands 470 era un esemplare destinato ad essere usato come modello per un incisore.

Ma il contributo decisivo viene offerto da un monaco benedettino, Feuillien Mercenier (1885-1965), membro di una comunità monastica belga a Chevetogne. Procuratosi il testo del papiro e la traduzione latina della versione in copto, il benedettino non ha difficoltà, grazie ai suoi studi orientali e liturgici, a riconoscere l’antichissima invocazione mariana del “Sub tuum praesidium” e potrà così proporre una ricostituzione completa della preghiera sulla base delle formule liturgiche in uso nel rito copto e bizantino. 

L’apporto del Mercenier risulterà importante perché, prima di lui, era sfuggita la natura specifica della preghiera, a causa delle lacerazioni presenti sul frammento. Il “Sub tuum praesidium” – di cui il Papyrus Rylands 470 attesta la storicità – è dunque la più antica preghiera alla Vergine Maria che a tutt’oggi si conosca.

Come ogni orazione antica, si ispira a testi biblici, valorizzando espressioni caratteristiche dal greco della cosiddetta Bibbia dei Settanta. L’inizio richiama l’immagine dell’ombra delle ali, cara ai Semiti e agli Egiziani, quale espressivo simbolo della divina protezione. È notevole il fatto che la formula copta abbia conservato, senza tradurlo, il termine sacro sképt (praesidium) e che il concetto dell’umbra alarum si ritrovi in alcune versioni, come la siriaca, la siro-caldea e l’armena.

In tutta la composizione si rileva poi la stessa situazione spirituale che si ha nei salmi individuali imploranti il soccorso immediato del Signore, rifugio e liberatore del fedele che a lui ricorre per scampare dall’incombente pericolo. Aggiungasi poi il fatto che nel testo latino l’espressione praesidium è un termine del lessico militare e significa luogo difeso da presidio militare.

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La Vergine Maria, quindi, è il presidio dei cristiani, è la Madre a cui ci si rivolge, perché si è sicuri che si verrà ascoltati e sostenuti, specie nei momenti più difficili, sapendo che intercederà presso il figlio Gesù. In particolare questa preghiera mostra una stretta relazione con la chiesa dei martiri, esprimendo l’atteggiamento di un popolo che soffre per uno stato permanente di pericolo, e che anela alla liberazione: è attendibile pertanto un collegamento con le persecuzioni di Dedo e di Valeriano avvenute nel III secolo. 

Infatti, durante il regno di Decio molti africani saranno uccisi a causa della loro fede in Gesù Cristo: e tali persecuzioni si scateneranno proprio nelle zone dove verrà composto il primitivo testo del Sub tuum praesidium.

 

Espressione di fede popolare

In così accentuata necessità il cristiano cerca riparo sotto il manto della Vergine, affidandosi alla grande misericordia e sollecitudine del suo cuore materno. E la preghiera è rivolta a lei in modo diretto, come soccorritrice e salvatrice, essendo la Theotókos, cioè la madre di Dio. Il ritrovare questa parola nel testo di un’orazione dimostra – sul piano storico – che Theotókos, in Egitto, non era solo un termine di scuola (circoscritto a specialisti), ma liturgico (usato quindi anche dal popolo).

Considerando poi come nell’epoca anteriore al concilio di Efeso (431) tale parola dogmatica si riscontra in autori che si ricollegano con la scuola di Alessandria, si scorge in questo un influsso della liturgia propria di quella città, e si spiega maggiormente l’asprezza della lotta contro l’eresia nestoriana, che negava la maternità divina di Maria. Non si conosceva finora alcun documento positivo comprovante il culto di invocazione alla Vergine in quel periodo: il Papyrus Rylands 470 ha colmato il vuoto documentario.

Con la chiara affermazione della maternità divina di Maria, il Sub tuum praesidium ha infine una manifesta allusione anche alla sua immacolata purezza, proclamando la Vergine come la sola pura, la sola casta e benedetta.

C’è una sostanziale unanimità tra gli studiosi nel riconoscere che il Papyrus Rylands 470 non può risalire oltre il III secolo. Come si è visto, la data più probabile è attorno al periodo della persecuzione di Decio. Il testo costituisce la redazione primitiva della preghiera alla Vergine, che dall’Egitto si diffonderà attraverso le due formule successive: l’orientale (bizantino- ambrosiana), e l’occidentale (alessandrino-romana). Pier Luigi Guiducci, professore all’Università Pontificia Salesiana. [Fonte].

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Un frammento di papiro ci regala il testo originario della prima preghiera alla Madonna – La storia del “Papyrus Rylands 470”ultima modifica: 2012-04-09T20:12:00+02:00da kattolika177
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