La Bibbia è una risorsa attuale per la fede, non è né una curiosità storica, né il libro delle risposte esatte!

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Questo significa collegare due elementi: l’idea che questi testi antichi incidono in modo significativo sul presente, e l’esistenza di una comunità di fedeli che si estende per molte generazioni. Affermare che la Bibbia è una risorsa attuale per la nostra fede, la caratterizza immediatamente come un libro nella comunità e per la comunità dei fedeli: le Scritture ebraiche per il popolo ebraico, e queste con gli scritti del Nuovo Testamento per la Chiesa cristiana; solo queste comunità, colte insieme, possono tessere il nesso tra i testi antichi e il presente.

Non si tratta di un giudizio esterno, ma di una decisione fondamentale sull’essenza della Bibbia, di una dichiarazione confessionale mantenuta viva in una comunità confessante che con il suo stesso agire proclama il carattere distintivo di questo libro.

La Bibbia è un libro strano, una letteratura insolita che contiene immagini oscure provenienti da culture estranee, molto diverse dalla nostra. A qualcuno può apparire arcaica e primitiva e quindi un puro oggetto di indagine storica. È ovvio che un serio studio della Bibbia ha bisogno dei migliori strumenti di analisi storica e letteraria, compresi strumenti archeologici e linguistici estrema-mente raffinati e specializzati. Ma la cosa più importante non è recuperare qualche pezzo da museo, come si potrebbe fare con un antico documento egiziano estraneo alla comunità dei credenti. L’obiettivo è piuttosto quello di entrare nelle confessioni e nelle tradizioni che ancora possono conferire energia alla Chiesa.

La Bibbia va intesa tanto come una serie di domande poste alla Chiesa, quanto come una serie di risposte. La Bibbia fornisce la rassicurazione ultima sui problemi della storia e del destino dell’uomo; la risposta finale è che in Dio coincidono la grazia che fa dono di sé e la sua incontestata sovranità. È questa l’affermazione centrale della Bibbia, che è certamente una “risposta” agli interrogativi più profondi della vita. E niente può sminuire questa verità.

Ma spesso si distorce la Bibbia considerandola come un libro di sole risposte, una “coperta di sicurezza”. Questo è particolarmente lampante quando viene trattata come un amuleto portafortuna o una sacra reliquia su cui giurare. Oppure quando si cerca nella Bibbia la soluzione dei dilemmi morali o un codice di buona condotta. Un approccio di questo tipo attribuisce alla Bibbia una sorta di assolutezza statica che presume la fissità di ciò che è corretto.

E lo stesso accade quando si vuole fare della Bibbia la raccolta di una dottrina giusta che deve solo essere “creduta” senza riconoscerne il carattere dinamico o storico. Il risultato finale è quello di attribuire alla Bibbia una caratteristica assoluta e immutabile (certamente estranea alla testimonianza che offre) che nega a Dio la libertà e a noi la nostra responsabilità storica. La Bibbia non si occupa della correttezza della moralità, della religiosità o della dottrina. Si occupa piuttosto del rapporto fedele tra Dio e il popolo, tra tutti i membri della comunità di Dio e tra la comunità di Dio e il mondo che egli ha creato.

La caratteristica delle certezze offerte dalla Bibbia non è mai quella della “risposta esatta” ma quella di una memoria affidabile, di un’immagine dinamica, di un viaggio senza sosta, di una voce fedele. L’impulso principale della Bibbia è dunque quello di suscitare nuove domande, di spingere all’esplorazione di nuove dimensioni di fedeltà, di nuovi ambiti di fede. Tali domande servono come inviti a una fedeltà più audace e più ricca. Esse fungono anche da critiche che mettono in evidenza le nostre decisioni disinvolte, i nostri atteggiamenti senza fede, le illusioni con cui inganniamo noi stessi.

Se la Bibbia fosse soltanto una risposta prestabilita, non riuscirebbe mai a raggiungerci. Invece è anche una domanda aperta che ci stimola, ci esorta e ci invita. Per questo motivo la comunità dei credenti non è mai totalmente a suo agio rispetto alla Bibbia e non finisce mai di esaurirne i doni e di onorarne la pretesa.

La sostanza centrale della Bibbia non si basa su prove documentali ma sul coraggio e suIl’assertività di testimoni che hanno il coraggio di rendere testimonianza. E questa testimonianza assume i tratti di una confessione, non di una prova. La sostanza centrale della Bibbia è il kerygma, ovvero l’annuncio; esso non viene spiegato, dimostrato o provato ma soltanto proclamato come roccia fondante della fede. Per questo insistiamo che la Bibbia è il punto di partenza, e non il risultato finale, di un ascolto illuminato dalla fede.

La Bibbia non è un “oggetto” da studiare ma un compagno con cui dialogare. Per leggere la Bibbia dobbiamo abbandonare la modalità soggetto-oggetto con cui percepiamo le cose. E necessario ridimensionare l’idea della Bibbia in quanto “libro” su cui agire, da analizzare, studiare e interpretare. Forse a volte è bene rinunciare a pensarlo come “libro” e considerarlo invece come “tradizione” che continua a essere viva ed efficace in mezzo a noi.

La posizione assunta qui è che la Bibbia non è un oggetto chiuso ma un compagno di dialogo che ci prende sul serio. Possiamo analizzarlo, ma dobbiamo anche ascoltarlo e aspettarci di essere interpellati da esso. Lo ascoltiamo per cogliere quale identità esso ci dona, per interrogare il nostro atteggiamento presente e per riascoltare la promessa per il nostro futuro.

La Bibbia è una lente attraverso cui interpretare tutta la vita. Nessuna esperienza si può leggere in sé, ma sempre attraverso una serie di altre esperienze e di punti di partenza. È importante essere consapevoli delle varie lenti che possono condizionarci e che riflettono interessi e ideologie di parte, stabilendo la forma di quello che vediamo.

La Bibbia è una lente speciale. È radicalmente diversa da ogni altro punto di vista. Rivendica una pretesa sulla nostra capacità di percezione, al suo livello più essenziale. Mette in discussione ogni altro modo di guardare la vita. Così, fondamentalmente, la Bibbia ci invita ad adottare un modo completamente diverso di conoscere, discernere e decidere. Chi prende sul serio la Bibbia non cerca semplicemente in essa delle risposte, né impara a memoria una quantità enorme di versetti. Il lettore serio è quello che permette alla propria coscienza di lasciarsi plasmare dall’intreccio di sovranità e grazia presente nella Scrittura.

La Bibbia è una risorsa attuale per la fede, non è né una curiosità storica, né il libro delle risposte esatte!ultima modifica: 2012-05-02T00:05:00+02:00da kattolika177
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